martedì 12 novembre 2013

Vaccinazioni ed il Business delle case farmaceutiche

Siamo venuti a sapere di un caso che ha colpito la famiglia del signor Antonio Palazzolo (vedi il video) che ha rilevanza al di là dei soggetti coinvolti. Parliamo di vaccinazioni dei bambini e degli effetti collaterali che possono verificarsi.

In una di queste sedute di vaccinazioni, alla soglia del primo anno di vita, accadde al bambino succede quello che nessun genitore vorrebbe neppure pensare che possa accadere.


Dopo aver ricevuto nella stessa seduta un mix di vaccini (Difterite-Tetano-Pertosse - Epatite B - Antipolio SABIN), il bambino comincia a presentare una serie di sintomi che determinano un danno permanente. Nonostante l'omertà del sistema sanitario, i genitori, cercando autonomamente le informazioni utili e affidandosi a medici specializzati, riescono a sapere di numerose altre situazioni simili a quella che stanno vivendo loro.

Nel corso delle loro ricerche vengono a conoscenza dell'esistenza di una legge dello stato (L.210/92) che riconosce il danno dovuto alla somministrazione dei vaccini. I genitori cominciano quindi la procedura, prevista dalla stessa legge. Il primo controllo è demandato dal Ministero della Salute alla Commissione Medica Ospedaliera dell'Ospedale Militare del territorio. Da questa viene accertato che esiste il nesso causale fra la condizione, ormai certificata come patologica, e le vaccinazioni somministrate. Al contempo però la Commissione dichiara che la domanda è stata presentata oltre i tempi previsti dalla legge (tre anni), per cui non è possibile l'accesso al riconoscimento.

I genitori decidono allora di ricorrere presso i ministeri competenti, chiedendo di rivedere in maniera più attenta il tempo trascorso fra l'individuazione del danno procurato e la presentazione della domanda, che è stato effettivamente inferiore ai tre anni previsti.

I Medici del Ministero verificano che i genitori avevano ragione e, quindi, riconoscono il criterio della tempestività. A questo punto sopraggiunge un fatto imprevisto. Il Ministero, andando oltre al proprio ruolo specifico, rivaluta le condizioni già accertate dalla Commissione medico ospedaliera e nega uno dei principi precedentemente accolti: il nesso di causalità.

I genitori vengono poi a sapere che, in Parlamento, era in corso una discussione sul tema, in particolare in Commissione Affari Sociali. Per dirimere ogni dubbio di corretta procedura amministrativa, lo stesso Ministero chiede un parere al Consiglio di Stato, il quale nel settembre 2011 afferma che il ministero non si è comportato conformemente alla legge, dal momento che non è nei suoi poteri sindacare le decisioni della Commissione. A maggior ragione se tale ingerenza è dovuta a "ragioni di finanza pubblica". Tradotto: il ministero ha provato a risparmiare speculando sulla salute dei cittadini.

Il caso di questi genitori non è isolato. Il ministero della Salute ha adottato la stessa prassi anche in numerosi altri casi, non quantificabili dal momento che non è stato fornito (altro scandalo) un numero preciso.

Proprio oggi noi della commissione Affari Sociali, durante il question time, abbiamo chiesto al sottosegretario al ministero della Salute, Paolo Fadda quale azione intendono mettere in atto gli uffici preposti del Ministero, per adeguarsi al parere del Consiglio di Stato, al fine di riesaminare le pratiche delle famiglie interessate?

Il sottosegretario Fadda ha affermato che il parere del Consiglio di Stato è arrivato nel 2011, data a partire dalla quale gli uffici del ministero si sono prontamente attivati per adeguarsi a quanto stabilito e per rivedere i criteri di valutazione delle istanze (ci crediamo sulla fiducia?). Ma per tutto quello che è accaduto prima del recepimento del parere, quindi prima del 2011, non si ha alcuna intenzione di rivedere i progetti di rigetto.

Come dire: il ministero ha sbagliato, fatto ormai conclamato, un numero non definito di pratiche sono state rigettate per errori del ministero e degli uffici e le famiglie hanno atteso anni per ricevere una risposta. Il Consiglio di Stato esprime un parere che inchioda il ministero alle sue responsabilità. Il ministero stesso però decide autonomamente di rimettersi in riga solo per i casi successivi al monito del Consiglio di Stato, mentre i casi precedenti (proprio quelli che hanno portato all'approfondimento e a questa svolta) saranno esclusi dall'azione riparatoria che il ministero dice di avere attivato.

Dunque, ti ho negato un diritto per un errore mio, non ti risarcirò, ma ti prometto che a quelli che verranno dopo di te non riserverò lo stesso trattamento. Ogni ulteriore commento è superfluo.

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Passaparola - L'Industria delle malattie - Alessandro Lanzani
"Il concetto di salute è in mano a Big Pharma che è la somma delle aziende che si occupano nel mondo di diagnosi, monitoraggio e terapia. Questo business vale 1.000 miliardi di dollari, di cui più di 300 destinati a attività di marketing. Ed è in questo marketing che si crea il concetto di salute o di malattia non finalizzata al benessere delle persone, ma al profitto di queste aziende. " Il Passaparola di Alessandro Lanzani, Medico, specialista in ortopedia e medicina dello sport.
"Un caro saluto agli amici del blog di Beppe Grillo, sono Alessandro Lanzani, medico sportivo, mi occupo da anni di salute e di prevenzione, sono qui per un nuovo concetto di salute e di prevenzione, diverso da quello imposto "dall’industria delle malattie".
Come siamo trasformati da sani in malati? Attraverso un concetto molto semplice, l’estensione del dominio di malattie. Si prendono dei parametri vitali come la pressione arteriosa, la colesterolemia, la glicemia e si abbassano questi parametri trasformando d’amblèe milioni di persone da sani in soggetti a rischio, e da soggetti a rischio in malati. Questa è un’operazione applicata a livello globale, fatta di finanziamenti, risorse economiche a fondazioni mediche, di congressi, fino alla corruzione nei casi più gravi degli stakeholder e degli opinion leader che promuovono un nuovo concetto di malattia estesa, anche con parametri bassi che coinvolgono le linee guida, cui tutto il mondo medico dovrà adeguarsi. Nel 1984 il limite tra colesterolemia accettabile e non accettabile aveva un valore pari a 240, nel 2013 è passato a 200 e sarà ulteriormente abbassato a 180/190. E' dubbio il reale vantaggio del miglioramento di un singolo parametro, eppure si agisce così: si spezzettano i tanti valori di rischio, si attribuisce un significato di malattia a ciascuno di questi valori e ci si dimentica di un approccio globale che riguarda sia il singolo, sia l’ambiente e le condizioni di vita in cui vive. Tutto questo aumenta a dismisura il bilancio delle spese dei singoli Stati, anche l’Italia ha subito questo processo, un esempio? Un singolo fattore di rischio trasformato in malattia? Il colesterolo e una intera classe di farmaci che si occupano non di ridurre una malattia, ma un fattore di rischi: l’ipercolesterolemia. I farmaci sono le statine, ebbene dal 2003 al 2013, per le sole statine la spesa farmacologica italiana è stata di 7/8/9 miliardi. 
Altri esempi. Sono stati abbassati i valori di glicemia normale: da 126 a 110 a 100; lo stesso è avvenuto con i valori di pressione arteriosa minima normale: da 90/95 degli anni '80 siamo arrivati a un 80/85. Nell’ambito della psicologia è stata inventata la sindrome da deficit di attenzione. Per questa nuova malattia negli Stati Uniti sono stati messi sotto terapia milioni di bambini che hanno l’unico torto che hanno di essere vivaci e sono solo in rarissimi casi aggressivi. Alla base di tutto c’è una grande operazione di persuasione di massa. Il sistema di Big Pharma utilizza la ricerca scientifica, la congressistica, la cultura accademica fino alla comunicazione mediatica di massa, e tutto questo è finalizzato alla trasformazione di rischi in malattie, il rischio viene frammentato, moltiplicato, aumentato nel suo potenziale effetto patologico e promosso a patologia per tutti. 
Dobbiamo ribaltare questa logica attraverso l’estensione del dominio di salute. Non possiamo sottovalutare i rischi, ma l’operazione incongrua è spezzettarli e trasformarli in malattie, noi dobbiamo unificare i rischi attraverso il concetto di benessere e qualità della vita, globalizzando in un approccio unico la salute che è un diritto e non un’occasione di profitto. Si può cambiare tutto con una politica pubblica che abolisce il profitto dalla salute. Bisogna incidere alla radice del concetto di salute. La salute è qualità della vita, è ambiente, è lavoro, è tempo libero, risorse economiche per poter avere cura della propria persona. La salute è una politica pubblica di servizio al cittadino che esclude le logiche di profitto e che dà qualità e quantità della vita.
Quali sono le linee guida, gli strumenti operativi per questo grande cambiamento?
- riappropriarsi della ricerca scientifica e delle università pubbliche, per poter fissare i nuovi parametri di questa salute
- riappropriarsi del servizio sanitario pubblico, abolendo le convenzioni con le strutture private
- riappropriarsi di una comunicazione diretta con i cittadini, utilizzando i nuovi strumenti come Internet, per fare informazione, formazione e prevenzione
e tutto questo messo a regime farebbe risparmiare una quantità di denaro enorme, dandoci davvero una qualità della vita. Passateparola!"
Clicca qui per approfondire l'argomento della settimana testo di Alessandro Lanzani





Come leggere una pubblicazione sui vaccini
Capita spesso negli studi sui vaccini che vengano ricordati alcuni indicatori epidemiologici che possono rendere difficile la comprensione del comune lettore.
Abbiamo quindi pensato di riportare alcune delle più frequenti valutazioni sull’uso e sull’ipotetica efficacia dei vaccini che vengono pubblicizzate dalla cosiddetta medicina ufficiale.
Passo dopo passo, speriamo in modo semplice, abbiamo riportato come funzionano tali indicatori e come l’intero edificio della medicina viene compromesso, perché i dati ricavati di cui si servono i medici, gli accademici e le autorità di controllo, per prendere le decisioni sono irrimediabilmente e sistematicamente falsati; e questa non è cosa da poco.
Tutti questi indicatori rappresentano soluzioni astratte per prendere decisioni che influiscono sul mondo reale fatto di carne e ossa. Se tali decisioni sono incaute, possono avere gravi effetti collaterali, sofferenza e dolore.
Indicatori riguardanti l’immunogenicità
In preparazione degli studi di efficacia, grande importanza hanno assunto gli studi che s’interessano dell’immunogenicità, cioè della risposta anticorpale, indotta dalla vaccinazione.
E’ in base allo studio del livello anticorpale e del suo rapporto con l’efficacia clinica che viene calcolato il correlato di protezione, cioè il livello anticorpale al di sopra del quale l’individuo è giudicato, in modo empirico, protetto dalla malattia.
Esiste, per ogni agente infettivo, uno specifico correlato di protezione per alcune patologie, cioè un livello minimo di anticorpi al quale corrisponda in modo empirico l’efficacia clinica; conosciamo ormai il correlato di protezione per molti agenti patogeni e va sottolineato che ogni singola persona ha un suo ipotetico correlato di protezione.
La mancanza del correlato di protezione per alcune patologie e per alcuni vaccini significa che il superamento della malattia o l’esecuzione della vaccinazione non sono in grado di conferire un’immunità efficace, che perdura nel tempo, e significa altresì che, al momento, sono sorte delle difficoltà per la definizione del correlato di protezione, per le più diverse ragioni [difficoltà nello stabilire il momento dell’infezione, relativa novità del vaccino e dell’identificazione della malattia].
L’OMS definisce come uno dei criteri per la valutazione della non-inferiorità dei nuovi vaccini, la dimostrazione che la percentuale di soggetti con risposta immune alla vaccinazione non sia inferiore di più del 10% rispetto alla percentuale di soggetti che rispondono al vaccino di riferimento. È importante sottolineare che il correlato di protezione, di estrema importanza quando si considerano i risultati di studi clinici, non sempre può avere un valore informativo per il singolo individuo.
Infatti, nel caso che un agente infettivo determini più quadri clinici, avremo necessariamente diversi correlati di protezione, ciascuno di essi per una determinata localizzazione dell’infezione. E’ chiaro invece che, quando un agente patogeno determina un solo quadro clinico [tetano] o quadri clinici fra loro similari [difterite], avremo un solo correlato di protezione. La disomogeneità dei correlati di protezione, a seconda del processo patologico, si correla strettamente con la diffusione degli anticorpi nei diversi tessuti.
Per valutare la risposta anticorpale di un vaccino si può ricorrere all’identificazione del numero dei risponditori, espresso in percentuale di responder, nei confronti del raggiungimento di una determinata soglia anticorpale: in generale le misurazioni del livello anticorpale vengono eseguite a distanza di un mese dalle fine del ciclo primario di vaccinazione.
Insieme alla percentuale di responder, viene spesso determinato il titolo medio geometrico [Geometric Mean Titer, GMT] o la concentrazione media geometrica [Geometric Mean Concentration, GMC], che esprimono la media dei titoli anticorpali ottenuti dopo la vaccinazione. Trattandosi di una media dei titoli anticorpali, questi valori non permettono di stabilire quanti siano i soggetti responder: per questa ragione i due parametri vengono molto spesso miscelati dalle industrie a proprio favore.
Lo studio dei titoli anticorpali permette inoltre di stabilire informazioni sulla durata della protezione e sulla capacità di un vaccino di indurre la memoria immunologica [priming]. Di regola più elevati sono i titoli anticorpali, riscontrati subito dopo il completamento della vaccinazione primaria e maggiore è la loro persistenza nel tempo, rendendo di fatto inutili i richiami che sono venduti come rinforzo per la memoria immunologica.
In particolare, quando si cerca di stabilire un’ipotetica durata della protezione conferita da un vaccino nel tempo, vengono misurate le percentuali di responder e il livello delle medie anticorpali a intervalli di tempo crescenti dalla somministrazione del vaccino, come può essere valutata la risposta di una dose di richiamo, a lunga distanza dal ciclo primario, qualora la protezione sia durevole. Però ….. Però non sempre lo studio del livello dei titoli anticorpali permette di stabilire con precisione la durata della protezione di un determinato vaccino.
Indicatori riguardanti l’efficacia clinica
Più importanti degli studi sulle risposte anticorpali, sono gli studi che valutano l’efficacia clinica di un vaccino, nei quali si contano i vari episodi di malattia nei vaccinati e non vaccinati. Tuttavia, questi studi sono scomodi all’industria che imputa ai costi eccessivi la mancata realizzazione degli stessi ma che, in realtà, hanno spesso riportato sorprese eclatanti come, per esempio, episodi di malattia in popolazioni completamente vaccinate con due dosi di vaccino antimorbillo.
L’efficacia clinica di un vaccino viene definita come la riduzione percentuale dell’incidenza della malattia in una popolazione vaccinata rispetto a una non vaccinata. A seguito del concetto espresso precedentemente si comprende che il risultato sarà sempre ipotetico e distorto sistematicamente dall’industria a proprio favore. Questo parametro “viziato” viene calcolato in generale con studi sperimentali [clinical trials], che si basano sull’incidenza della malattia nella popolazione generale e nei vaccinati senza tenere conto, ricordiamolo sempre, dei non vaccinati.
Nel giudizio sull’efficacia di un vaccino vengono usati in letteratura due termini ben distinti, a noi ben noti per valutare anche l’appropriatezza degli interventi in ambito ospedaliero: efficacy ed effectiveness.
Efficacy [si può tradurre con efficacia] valuta l’efficacia di un vaccino [o di un qualsiasi altro farmaco o cura] in condizioni controllate, come per esempio durante una ricerca clinica: in questi casi la definizione di malattia e quindi di “caso” da prevenire è specifica e precisa, spesso accompagnata da un esame di laboratorio positivo per indicare quel particolare caso clinico.
Effectiveness [si può tradurre con efficienza] invece indica l’effetto di un vaccino nella vita reale, cioè nella popolazione, nella quale la  diagnosi della malattia è eseguita soltanto sul rilievo clinico, come avviene di regola per le valutazioni del numero di casi di influenza.
Poiché l’effectiveness può comprendere affezioni dovute ad agenti infettivi diversi, capita quasi sempre che effectiveness viene indicata con un numero più basso di quello con il quale viene indicata efficacy.
Il modo migliore per condurre uno studio del genere è quello delle prove cliniche randomizzato, in doppio cieco, nelle quali i pazienti/clienti sono distribuiti a caso [ma non proprio] nel gruppo trattato e nel gruppo controllo: la randomizzazione, soprattutto se stratificata, è uno strumento molto potente che ha lo scopo di rendere simili i gruppi in sperimentazione, ad eccezione del trattamento in studio. La randomizzazione dovrebbe rappresentare un sistema di protezione dalle immancabili distorsioni e la sua applicazione ci conferma che siamo di fronte a uno studio con un alto grado di evidenza. Infatti, in assenza di randomizzazione uno studio uguale avrà un’evidenza minore.
“In doppio cieco” significa che né lo sperimentatore, né il paziente sono a conoscenza della somministrazione del prodotto in studio; per questa ragione vanno ben tenute presenti le caratteristiche del vaccino e del suo placebo. Un “placebo” è costituito da acqua fisiologica e tutto ciò che dovrebbe trovarsi nel vaccino tranne gli antigeni, l’alluminio, la formaldeide, la glutaraldeide, la neomicina, le proteine ​​del terreno di coltura, o altri sottoprodotti di fabbricazione [Thimerosal – mercurio – ancora presente nella filiera produttiva] che non sono certamente inerti e possono causare reazioni. Il gruppo placebo può anche arrivare ad avere reazioni molto significative, ma a patto che le reazioni siano uguali o inferiori al vaccino in fase di sperimentazione, in modo che non sia quest’ultimo ad essere considerato un problema.
Negli studi sui vaccini la cecità dovrebbe essere utile soprattutto per valutare il profilo di sicurezza dei vaccini. In assenza di cecità sia i pazienti/clienti sia le loro famiglie, sia i medici sperimentatori avrebbero inconsciamente una maggiore propensione a tener conto degli effetti collaterali, anche minimi, se questi fossero presentati nel gruppo nel quale era prevista la somministrazione del vaccino. La mancanza di questa precauzione è essenziale esclusivamente per l’industria perché l’uso fraudolento del “placebo” è una delle ragioni per le quali farmaci e vaccini sono sempre così perfetti.
Per la precisione dei risultati è necessario tener conto di tutta la popolazione, suddivisa per gruppi di età, oppure di una determinata fascia di età o di un certo territorio. Il risultato sarà tanto più preciso quanto più il numero dei soggetti esaminati si avvicinerà alle dimensioni della popolazione totale.
Se la valutazione dell’efficacia viene espressa con una media, è utile calcolare l’intervallo di confidenza 95%: i limiti superiore e inferire indicano l’intervallo dei valori entro il quale è compreso il 95% delle osservazioni. Più vicini sono i due numeri e maggiore è l’ipotesi dell’efficacia dell’intervento adottato; maggiore è la distanza fra i due numeri e maggiore è la probabilità che la stima ottenuta sia imprecisa.
Molto spesso vengono utilizzati, nel confronto fra le due braccia dell’esperimento, i modelli matematici con tutti i rischi ad essi connessi.
La dimensione della popolazione studiata è importante per la valutazione degli effetti collaterali associati all’impiego di un vaccino. Studi di piccole dimensioni, come quelli proposti sempre più spesso, non sono in grado di mettere in evidenza eventi avversi e vanno a vantaggio del produttore, mentre studi di grandi dimensioni [che coinvolgono almeno 100.000 soggetti, rispetto ai soli 10.000 arruolati per la FASE IV post-marketing] hanno una maggiore attendibilità.
Merita soffermarsi sulla valutazione che il lettore dà alle stime di efficacia dei vaccini in studio. In generale le stime di efficacia vengono riportate in percentuale in rapporto alla frequenza di una malattia. Se supponiamo che un vaccino ha un’efficacia dell’85%, significa che lo stesso è ipoteticamente capace di prevenire l’85% delle malattie che si presentano nei soggetti vaccinati. Ne deriva che se una malattia è molto frequente, l’ipotetica probabilità di prevenirla è maggiore. Al contrario se consideriamo una malattia a bassa frequenza [per esempio 20 casi all’anno ogni 100.000 persone], il vaccino, se ha una ipotetica efficacia dell’85%, è in grado di prevenire solo 17 casi su 100.000 soggetti per anno. Questi sono i numeri esigui attuali sui quali è organizzata una campagna mediatica per ogni genere di vaccinazione nel nostro Paese.
Partendo da questa differenza [che viene calcolata come il reciproco della riduzione assoluta del rischio – absolute risk reduction] è possibile ottenere  un altro indice, il numero di pazienti da trattare per prevenire un caso di malattia [Number Needed to Treat – NNT].
In passato era usata anche una valutazione specifica per i vaccini [Number Needed to Vaccinate – NNV]. Poi, attraverso una serie di simulazioni di malattie infettive con caratteristiche epidemiologiche variabili, nel contesto di programmi di vaccinazione in corso, è stato evidenziato come tali valutazioni producevano stime distorte fino a 3 ordini di grandezza.
Per valutare la riduzione assoluta del rischio si dovrebbe calcolare la semplice differenza fra l’incidenza osservata nei non vaccinati e quella nei vaccinati, cioè il risparmio in termini d’incidenza per effetto della vaccinazione, ma sappiamo che questi confronti risultano scomodi alle aziende produttrici.
La riduzione assoluta del rischio viene utilizzata negli studi sull’efficacia dei farmaci per calcolare il numero di pazienti da trattare per prevenire un caso di malattia. L’inverso della differenza delle incidenze nei guariti permette di stimare quanti pazienti è necessario trattare per ottenere una guarigione. Tanto minore è il numero di soggetti da trattare, tanto maggiore sarà l’efficacia del trattamento.
Però, mentre per i farmaci in generale questo indice ha un suo significato, quando la sua applicazione è utilizzata per i vaccini necessita di un’estrema cautela, perché esso non tiene conto della gravità della malattia, della presenza del concetto empirico di “immunità di gregge” e soprattutto dei costi di produzione del vaccino. Alcuni autori erroneamente hanno proposto l’uso del NNT [Number Needed to Treat] per stimare quanti soggetti è necessario vaccinare per prevenire un solo caso di malattia.
Per valutare l’impatto di una vaccinazione sulla popolazione, è necessario tener conto della copertura vaccinale che viene raggiunta moltiplicando l’effectiveness per la copertura vaccinale. Il concetto empirico che viene insegnato nelle scuole di medicina è che solo con alte coperture [oltre il 90%-95%] è possibile ottenere la maggior riduzione della malattia in una popolazione, ma come abbiamo visto l’immunità di gregge è una scienza imperfetta e rappresenta un fallimento della vaccinazione di massa.
La durata del controllo a distanza dei pazienti [follow-up] è un elemento essenziale per la valutazione dell’efficacia e della tollerabilità dei vaccini. In generale gli studi sul controllo a distanza si limitano all’osservazione massima di un anno dopo la vaccinazione, mentre in molti casi [per esempio la vaccinazione contro il Papilloma Virus – HPV] il controllo andrebbe esteso per decenni.
Sotto questo riguardo molto importante è il numero di soggetti che non concludono lo studio, che dovrebbe essere il più piccolo possibile, non superiore al 20%, mentre, come abbiamo visto nell’articolo Vaccinazioni Obbligatorie: come è possibile giustificare un atto criminale, ogni prova per il vaccino ha un elenco di “esclusioni” o “inclusioni”, e se qualche partecipante al test ha un problema di salute identificabile è escluso immediatamente dal processo, così come non è insolito che oltre la metà dei candidati sia respinta.
L’applicabilità di tutti questi numerosissimi parametri, ricavati dalla lettura di una pubblicazione sui vaccini, alla pratica corrente, richiede un’ulteriore elaborazione difficilmente quantificabile: essa si basa non solo sull’incidenza della malattia da prevenire, ma anche dalla sua gravità, dalla sua letalità, nonostante il miglior trattamento e la frequenza degli esiti presenti nei sopravvissuti, tanto da giustificare comunque la somministrazione del vaccino, come accade tutt’ora per alcuni vaccini in uso.
Tipi di studio
Negli studi caso-controllo viene ricostruita la storia di un determinato evento partendo dalla fine. E’ singolare che tale opzione non è considerata adeguata nel caso di riconoscimento di manifesto danno vaccinale, mentre è considerata valida per calcolare l’ipotetica efficacia di un vaccino durante un episodio epidemico studiando i casi di malattia, scegliendo un gruppo di sani e ricostruendo a posteriori la loro storia vaccinale. Il livello di evidenza, fornito da simili studi, è considerato intermedio, perché essi sono esposti a una serie di sistematiche distorsioni attuate dall’industria, a volte paradossali e molto notevoli.
Gli studi di coorte studiano semplicemente la storia di un’esposizione. Per esempio un gruppo di vaccinati e un gruppo di non vaccinati viene seguito per un certo numero di tempo, durante il quale vengono registrati gli episodi di malattia e gli effetti collaterali. Appartengono a questo tipo di studi, gli studi sui contatti familiari [huousehold contacts], che garantiscono che i conviventi siano effettivamente esposti alla malattia. Il livello di evidenza assegnato a questi studi è intermedio.
I clinical trials sono gli studi sperimentali che dovrebbero garantire il disegno più affidabile e dotato di maggior livello di evidenza. In questo tipo di studi vengono stabilite le regole per fare in modo che i gruppi degli esposti [vaccinati e non vaccinati] siano del tutto simili, se non per l’uso del vaccino: la randomizzazione e la doppia cecità sono gli accorgimenti tipici di questo tipo di studi. Tuttavia, i clinical trials possono essere sostanzialmente falsati, sia nel progetto che nell’analisi, in maniera da esagerare i benefici e minimizzare i danni.
Alcuni di questi espedienti e distorsioni sono chiaramente delle malefatte: la frode, per esempio, è imperdonabile e disonesta. Altri, invece, cadono in una sorta di zona grigia. Possono esserci pratiche al limite dell’onestà in situazioni difficili, per risparmiare denaro oppure ottenere un risultato più rapido, e ogni trial può essere giudicato soltanto in base ai propri meriti. Ma è chiaro, secondo noi, che in molti casi si prendono scorciatoie a causa di perversi incentivi.
Il 90% dei clinical trials pubblicati sono finanziati dalle industrie farmaceutiche. Sono loro a dominare questo campo, a dare il tono, e a crearne le norme. Gli orrori determinati dalla necessità di favorire un marketing ingannevole, sono costellati da frodi sfacciate, improbabili pazienti “ideali”, confronti tra il vaccino e la spazzatura, trials troppo brevi, trials che si interrompono in anticipo, trials che si interrompono in ritardo, trials troppo limitati, trials che misurano esiti di scarso valore informativo, trials che ignorano i pazienti che si ritirano, trials che raggruppano i loro esiti in modi bizzarri, trials che modificano il loro esito principale dopo che sono terminati, ingannevoli analisi per sottogruppi, ingannevoli sottogruppi di trials anziché di pazienti, trials promozionali, trials che fingono bellamente che viviamo nel mondo delle favole.
Le revisioni sistematiche dei clinical trials sono gli studi che dovrebbero includere tutte le prove cliniche disponibili sull’argomento. Il primo scopo di questi studi è quello di verificare se le prove incluse siano fra loro coerenti, cioè se gli effetti riscontrati vadano tutti nella stessa direzione; secondo scopo è quello di raggruppare gli studi simili per aumentare il numero delle osservazioni [metanalisi]. I risultati delle revisioni sistematiche e delle metanalisi dovrebbero fornire un elevato livello evidenza, se non fossero costellate dagli orrori poc’anzi citati e determinati dalla necessità di favorire un marketing ingannevole. Tuttavia, questo tipo di studi viene considerato come riferimento per la redazione delle linee guida.
Le linee guida sono caratterizzate da una raccolta di raccomandazioni, che dovrebbero basarsi sulle migliori evidenza disponibili. Per la classificazione delle prove si usano criteri [qui un esempio] che ne valutano da un punto di vista pratico la forza.
A tutti coloro che piace pensare che la medicina sia basata su prove e risultati di test imparziali, ci permettiamo di ricordare che questi test sono profondamente viziati. La medicina è malridotta perché ai medici viene tenuta loro nascosta dalle compagnie farmaceutiche una vasta parte di documentazione di ricerca. E francamente crediamo che, se mai i pazienti e il pubblico si renderanno conto appieno di ciò che è stato fatto a loro danno [di ciò che i medici, gli accademici e le autorità di controllo hanno permesso], andranno in collera.





TUTTE le malattie infettive già regredivano ancor prima
che si vaccinasse?
statisticamente parlando ci sono curve discendenti per le malattie contro cui si vaccinava [per esempio, vaiolo e difterite] e per altre malattie contro cui non si vaccinava [per esempio, colera e scarlattina]
i vaccini vengono autorizzati sulla base dell’ipotesi che offrano protezione, sebbene tale ipotesi non sia stata scientificamente comprovata e né tantomeno confutata?
i vaccini vengono autorizzati sulla base della prova della presenza di anticorpi e questa non è sufficiente a comprovare un effetto positivo?
l’unico studio indipendente condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [OMS] sull’effetto della vaccinazione contro la tubercolosi [BCG] in India si concluse con l’esito che la vaccinazione non solo non avesse un effetto protettivo ma che possa essere nociva?
i medici ricevono una formazione superficiale in materia di vaccinazioni e le loro conoscenze derivano quasi esclusivamente dalle informazioni fornite dai produttori di vaccini?
è possibile vaccinare soltanto dopo consultazione e autorizzazione del vaccinato poiché la vaccinazione costituisce per Legge reato di lesione personale?
in Svizzera dal 1° dicembre 1987 è stato introdotto l’obbligo di notifica per le reazioni da vaccino anomale [Legge sulle Epidemie, art 27 comma 1]. Tuttavia, solo pochi medici ne sono a conoscenza, motivo per cui le notifiche ammontano approssimativamente al 5%.
in Germania esistono danni da vaccino riconosciuti che in caso di vaccinazioni obbligatorie sono oggetto di risarcimento danni; in caso di vaccinazioni non raccomandate è il medico vaccinante che è tenuto al risarcimento danni?
in Italia, a seguito delle disposizioni riguardanti il Governo Clinico e il monitoraggio degli eventi sentinella, il verificarsi di un solo evento avverso è condizione sufficiente per dare luogo ad un’indagine conoscitiva diretta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili e per attuare le adeguate misure correttive da parte delle Istituzioni?
innumerevoli topi, criceti, conigli, gatti, cani e scimmie, hanno vissuto in situazioni limite [e lo devono ancora] allo scopo di sviluppare e testare i vaccini e il loro impiego?
gli uomini e gli animali non reagiscono allo stesso modo e per questo i risultati derivati dai test condotti sugli animali non possono essere trasferiti all’uomo?
durante la produzione dei vaccini mediante un terreno di coltura di agenti sviluppati possono comparire degli additivi sconosciuti che celano un ulteriore rischio di malattia?
la formaldeide non può essere impiegata nell’industria del mobile a causa del suo effetto cancerogeno ma è contenuta in quasi tutti i vaccini?
il rosso fenolo è ammesso nei vaccini mentre il suo uso è vietato nell’industria alimentare?
i componenti mercurio e alluminio sono delle sostanze neurotossiche pericolose?
non tutti i componenti e gli additivi presenti in un vaccino devono essere riportati sul foglietto illustrativo?
durante lo studio di medicina non viene impartito alcun insegnamento sull’igiene sanitaria e il medico viene formato soltanto per cercare, riconoscere e curare le malattie?
i vaccini prodotti con tecnica genetica ricombinante possono causare una contaminazione irreversibile del DNA del ricevente?
le vaccinazioni non rispecchiano il naturale decorso infettivo e per questo sono contro natura?
i vaccini contengono tracce di proteine estranee?
gli additivi dei vaccini rappresentano un vero e proprio logorio alla salute?
il contatto contemporaneo con molteplici sostanze [vaccinazioni multiple] non hanno luogo in natura?
d’altro canto la somministrazione di vaccini monovalenti aumenta la dose di additivi tossici?
l’organismo infantile non è in grado di sviluppare l’effetto immunogeno sperato mediante l’azione dei vaccini?
le vaccinazioni di routine non considerano la singolarità, le debolezze cui si è predisposti, le determinate condizioni di salute e le circostanze momentanee della persona da vaccinare?
soltanto una persona che gode di “ottima salute” può superare una sfida di questo genere senza subire danni manifesti e/o latenti?
con la vaccinazione i bambini fanno la prima esperienza con “l’uso della forza”?
i bambini si ricordano l’esperienza dolorosa?
dal punto di vista del bambino ciascuna vaccinazione è volontaria?
ciascuna vaccinazione presenta effetti indesiderati gravi che possono essere del tutto irriconoscibili fino a diventare evidenti, oppure provocare chiaramente un malessere?
ciascuna vaccinazione presenta effetti indesiderati gravi che possono essere limitati nel tempo, di durata temporanea, oppure cronicizzare e aggravarsi nel tempo?
ciascuna vaccinazione presenta effetti indesiderati gravi che possono avere conseguenze fatali, finanche alla morte in culla [SIDS]?
ciascuna vaccinazione presenta effetti indesiderati gravi a danno del sistema immunitario che non sono riconoscibili?
le vaccinazioni possono provocare danni immediatamente riconoscibili come una predisposizione cronica a sviluppare infezioni ricorrenti [otiti, faringiti, etc]?
le vaccinazioni possono provocare danni immediatamente riconoscibili come un aumento della predisposizione e dello scatenarsi delle cosiddette allergie?
le vaccinazioni possono provocare danni immediatamente riconoscibili come mutamenti di comportamento, disadattamento, ADHD, aumento della predisposizione di crisi convulsive ed epilessia, così come la comparsa di diabete?
le vaccinazioni possono provocare danni immediatamente riconoscibili come conseguenza di un’encefalopatia non riconosciuta [AUTISMO]?
le vaccinazioni possono provocare danni tardivi come conseguenza delle proteine estranee e additivi, quali diabete, sclerosi multipla, reumatismi, Parkinson, leucemie, Alzheimer, acidosi cronica?
col numero sempre crescente di vaccinazioni si va ad intaccare sempre più il sistema immunitario?
ciascuna vaccinazione rappresenta un carico per il sistema immunitario a tal punto che l’uomo è più soggetto a contrarre malattie?
ciascuna vaccinazione rappresenta un carico per il sistema immunitario a tal punto che in caso di malattia vengono poi prescritti antibiotici e corticosteroidi che indeboliscono maggiormente il sistema immunitario?
ciascuna vaccinazione rappresenta un carico per il sistema immunitario a tal punto che, qualora il sistema immunitario vada in blocco, si scatenano frequentemente malattie autoimmuni e debolezze immunitarie?
soltanto le donne che hanno contratto naturalmente malattie infantili – decorso sintomatico o asintomatico – possono trasmettere ai propri figli una “immunità passiva” contro le rispettive malattie nei primi mesi di vita, e le donne vaccinate invece no?
possibili mutamenti del patrimonio genetico non sono da escludere?
con i nuovi vaccini prodotti con la moderna tecnologia d’ingegneria genetica è del tutto impossibile prevedere quali saranno le conseguenze per le generazioni future?
sussiste la certezza che soprattutto l’alluminio pregiudicherà lo sviluppo cognitivo dell’uomo?
sulla base di motivazioni di politica sanitaria ed economica, a lungo andare le vaccinazioni non risultano utili ad incentivare la salute pubblica?
sulla base di motivazioni di politica sanitaria ed economica, a lungo andare le vaccinazioni rappresentano un investimento sbagliato e costoso?
sulla base di motivazioni di politica sanitaria ed economica, a lungo andare le vaccinazioni fanno lievitare i costi a carico della Sanità per i casi smisurati [spesso sconosciuti] di danni da vaccino?
http://autismovaccini.org/sapevate-che/











Milano, una nuova sentenza si aggiunge alla lista
Il ministero della Salute dovrà versare un assegno bimestrale per tutta la vita a un bambino autistico al quale nel 2006 fu iniettato il vaccino esavalente prodotto dalla GlaxoSmithKline.
In questa Sentenza c'è molto del lavoro di Autismovaccini.org a tutela dei bambini autistici danneggiati da vaccino.
"Ringraziamo pubblicamente il Tribunale di Milano per aver tenuto in considerazione le pesanti prove processuali a carico della GlaxoSmithKline e di un vaccino esavalente tutt'altro che privo di effetti collaterali."
http://mobile.tgcom24.it/checkexistpage.shtml?%2Fcronaca%2Flombardia%2Fmilano-giudice-autismo-causato-da-vaccino-vitalizio-a-bambino-_2081170201402a.shtml





La Sentenza è basata anche su questi dati inconfutabili:
Vaccino esavalente Infanrix Hexa: casi di autismo insorti durante i trial clinici omessi intenzionalmente dall’azienda produttrice
A dicembre 2012 divulgammo il contenuto di un corposo documento confidenziale della ditta GlaxoSmithKline produttrice del vaccino esavalente illegale che viene somministrato, come vaccinazione primaria, a pochi mesi di vita ai nostri figli e, come vaccinazione di richiamo [booster] tra i 12 e i 24 mesi di vita.
Considerato che da più parti, Ministro della Salute in testa, proseguono i soliti messaggi di promozione, secondo cui “non bisogna avere paura dei vaccini“, anzi “occorre farli in massa, come prevede il nostro sistema sanitario” – e il nostro sistema sanitario prevede l’obbligatorietà per soli 4 vaccini anziché per l’esavalente – credo sia opportuno ricordare a codesti “commercianti” ciò che sta emergendo dalle indagini di alcune Procure italiane.
Molti genitori di bambini autistici danneggiati da vaccino proseguono a sentirsi ripetere, fra i tanti slogan, che “non esiste nemmeno un caso di autismo da vaccinazione“. Orbene, la smentita giunge a pagina 591 del documento confidenziale della GlaxoSmithKline; una smentita che più ufficiale non potrebbe essere, essendone autore l’azienda stessa.
A pagina 591 esordisce un lungo elenco riassuntivo, sconcertante per il numero e la varietà delle reazioni avverse, dal titolo: “Cumulative tabulation of all unlisted events from serious unlisted spontaneous reports and all serious unlisted reactions from clinical trial cases reported since launch“
ovvero, “tabulazione sinottica di tutti gli eventi [avversi] da segnalazioni gravi non in elenco e di tutte le reazioni gravi emerse dall’inizio della sperimentazione clinica“.
Nel lungo elenco generale di reazioni avverse, riportate da pagina 591 a pagina 645, compaiono a pagina 625 gli effetti avversi del vaccino sul Sistema Nervoso Centrale, e alla pagina successiva [626] sono finalmente riportati i dati relativi ai Mental Impairment Disorders, altrimenti conosciuti come “Disturbi da ritardo mentale” che, secondo le nuove disposizioni elencate dal DSM V, rientrano a pieno titolo nella categoria dei “Disturbi del Neurosviluppo” di cui fa parte il “Disturbo dello Spettro Autistico“.







Siamo arrivati a 13 morti sospette..
Si dovrebbe procedere con il principio di precauzione...
Perchè il comune così attento ad offrire la vaccinazione, NON INDICA I LOTTI DI VACCINO SOSPESI?
http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2014/11/29/news/il-ministero-non-chiarisce-io-non-inietto-piu-il-vaccino-1.10402467





Vaccini e Autismo: leggenda dura da morire?
Perplesso, un amico mi manda un testo nel quale l’autore, tale Salvo Di Grazia, fa pubblicità ad un suo libro. Informazione e bufale in Medicina erano i temi toccati, temi sui quali ci sarebbe da scrivere una collezione di libri. L’esordio è senz’altro condivisibile: oggi l’informazione di cui disponiamo, o ciò che per tale viene spacciato, è talmente tanta da rendere di fatto impossibile qualunque cernita.
Subito dopo l’Autore si lancia nella disamina delle falsità che, a suo parere, infestano il mondo della Medicina: anche qui un titolo condivisibile. Ma, lette pochissime righe, ho cominciato a nutrire qualche dubbio sulla fondatezza del testo.
Tra le bufale elencate c’è di tutto un po’: integratori alimentari, vitamine, omeopatia, cure cosiddette alternative per il cancro, e chi più ne ha più ne metta. Abituato a passare tutto al vaglio della ragione e dell’esperienza senza concessioni, l’odore di bruciato mi ha avvertito che non eravamo su un terreno famigliare.
Non contento, ecco che il Di Grazia, forse preso dall’entusiasmo per le sue stesse parole, lancia una bordata su quella che definisce “leggenda dura a morire”. E che cosa poteva essere se non l’autismo indotto dai vaccini?
A quel punto tutto è stato chiaro.
Una rapida ricerca su Internet mi ha informato (spero che il verbo corrisponda ai fatti) di come Salvo Di Grazia sia un ginecologo che, come afferma lui stesso, ha alle spalle una carriera di ricercatore in Francia. Curiosamente mancano il tema della ricerca, il dove, il quando, il con chi, il per quanto tempo e, soprattutto, non è dato sapere quali risultati abbia ottenuto, stante il fatto che – a quanto pare, ma potrei essere male informato – il dottor Di Grazia è un non pervenuto nel campo della Medicina.
Occorre sottolineare che, se la si giudica dal punto di vista epistemologico, la Medicina non passa l’esame per essere classificata come scienza. A mancarle sopra ogni altra caratteristica è la ripetibilità e, dunque, si deve accontentare, come in effetti fa, di utilizzare, quando disponibili, i dati che la Scienza (maiuscola) le mette a disposizione. Questo non toglie che chi pratica la Medicina debba sottostare alle modalità cui la Scienza si attiene e, come naturale conseguenza, che il suo comportamento debba essere onesto senza riserve.
Onestà vuole che ci si esprima solo sugli argomenti che si conoscono in prima persona, il che significa argomenti su cui ci si è impegnati a ricercare non su Internet o leggiucchiando qualcosa qua e là (l’Italia pullula di “scienziati” del genere) ma lavorandoci sopra sperimentalmente. Al di là dell’ovvietà morale, questo è assodato dai tempi di Galileo e questo si fa sia per correttezza sia per prudenza, così da non rimediarci figuracce.
È evidente che il dottor Di Grazia non conosce gli argomenti su cui sparacchia giudizi e che, tristemente, non è diverso dalla maggioranza dei suoi colleghi la cui cultura dipende per una fetta ragguardevole da ciò che aggrada all’industria farmaceutica e ne dipende in toto quando gli argomenti sono quelli che toccano i punti critici del business da fatturati miliardari.
Un confronto con il dottor Di Grazia sarebbe quanto mai interessante, e in quel confronto gli si potrebbe chiedere quali dati non mutuati altrove ma suoi abbia a disposizione per corroborare le affermazioni che pubblica. Quali abbia accolto, quali abbia trascurato, quali abbia respinto e perché. Prescindendo dagli altri temi, tutti, comunque, degni di confronto e bisognosi di spiegazione razionale e documentata, trovo particolarmente interessante, se non altro per l’ingenuità che lo pervade, quello dedicato all’autismo da vaccino.
Se, come il Nostro sostiene, si tratta di una “leggenda dura a morire”, ci vorrà spiegare, di grazia (interiezione), come mai questo effetto non desiderato compare su certi bugiardini?
Uno per tutti quello che accompagna il vaccino Tripedia DTaP (antidifterite-tetano-pertosse) della Sanofi Pasteur Msd:
Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, AUTISM, convulsion/grand mal convulsion, encelopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence and apnea”.Tradotto: “Le reazioni avverse riportate durante l’uso post-approvazione del vaccino Tripedia includono porpora trombocitopenica idiopatica, SIDS (morte improvvisa del lattante), reazione anafilattica, infiammazioni del tessuto connettivo, AUTISMO, convulsioni / convulsioni da grande male (epilessia), encefalopatia, ipotonia, neuropatia, sonnolenza e apnea”.
Certo non roba da poco e, guarda caso, in squadra c’è pure l’autismo leggendario. Magari il Dottore ci spiegherà il motivo di quello che, a prima vista, parrebbe essere una manifestazione di autolesionismo da parte di chi quel vaccino ha tutto l’interesse a venderlo. Insomma: perché elencare un possibile effetto avverso, per di più così grave e imbarazzante, se questo effetto è nient’altro che una leggenda?Quanto a me, io sono stato addestrato a parlare solo di ciò che conosco di prima mano, e di prima mano conosco gl’inquinanti particolati che ho trovato in tutti e 26 vaccini diversi che abbiamo analizzato nel nostro laboratorio. Che quella roba possa finire nel cervello è documentato. Che quella roba non faccia bene lo è altrettanto.Mi chiedo se il dottor Di Grazia abbia svolto indagini analoghe e quali siano stati i suoi risultati. In assenza di tutto ciò, temo ci troviamo di fronte ad un esercizio di quella ciarlataneria che viene così duramente, e giustamente, denunciata, purtroppo, però, raccogliendo nello stesso fascio truffatori, medici che si ricordano del Giuramento d’Ippocrate prestato e scienziati non in vendita.
Mi chiedo pure se il libro “Salute e Bugie”, quello scritto e pubblicizzato dal dottor Di Grazia, non dovrebbe contenere un ampio capitolo proprio sulle bugie o, almeno, sulle infondatezze di cui l’Autore è fedele sì ma un po’ sprovveduto apostolo.
http://autismovaccini.org/2014/02/11/vaccini-e-autismo-leggenda-dura-da-morire/









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