giovedì 31 ottobre 2013

I tre tre: MPS, PD ed i Comunisti col portafoglio a Destra



PD - BERSANINO CADOSEMPREINPIEDI - GENERAZIONE FASSINO - SCHIFANI

Quando Bersani faceva accordi sul nucleare e voleva privatizzare l'acqua - Dalla Corte di Cassazione via libera al referendum sul nucleare, ma il segreatrio del Pd come voterà?

ROMA - La Cassazione ha dato il via libera al referendum sul nucleare. Il 12 e 13 giugno, quindi, si andrà a votare anche per dire "sì o no" all'eventuale programma di rientro dell'Italia nel nucleare. Dopo la discussione in mattinata, la Camera di consiglio dell'ufficio elettorale centrale presso la Corte di Cassazione si è infatti riunita decidendo di accogliere l'istanza presentata dal Pd volta a trasferire il quesito sulla nuova norma appena votata sul nucleare. In pratica, il referendum si svolgerà sui commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto omnibus. E l'attuale opposizione, con manie da maggioranza, lancia grida di gioia vedendo nel referendum una nuova spallata al premier. Entusiasta naturalmente quello che dovrebbe essere il capo dell'attuale opposizione maggiorantista, cioè Pierluigi Bersani. Il problema però è che Bersani stesso negli anni passati non è stato troppo lontano dalle posizioni del governo sia per quanto riguarda il nucleare che per quanto riguarda l'acqua. Non dipenderà da questa  convergenza d'amorosi sensi, quel silenzio mediatico spettrale che ha accompagnato fino a oggi i quesiti referendari?ACCORDO BERSANI-USA SUL NUCLEARE.
Rivelata dai cable di wikileaks la partership di 5 anni, ancora in vigore, tra Italia e USA per lo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. A firmare l’accordo nel novembre del 2007, fu l’ex ministro dello Sviluppo Economico, nonchè attuale segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani. Il 13 novembre 2007, infatti, venne firmato tra l’allora ministro per lo Sviluppo Economico Bersani e il Segretario USA all’Energia Bodman, un accordo bilaterale di partneship sulla ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare. L’accordo denominato GNEP prevedeva una durata di cinque anni ed è, dunque, salvo rinuncia unilaterale di uno dei due Stati firmatari, ancora in vigore. (nocensura.com)

BERSANI NEL 2008 SU PRIVATIZZAZIONE ACQUA."In Italia l'acqua non è un bene comune, ma è di Dio. Per come ce la da noi dobbiamo restituirgliela. L'acqua è un bene pubblico, certo, ma come facciamo in modo che si perda meno acqua? Come facciamo a gestirla meglio? Devo chiamare qualcuno che sappia fare bene quel mestiere lì. In Francia ci sono società grandissime che gestiscono l'acqua in maniera eccellente. Servono grandi partnership industriali. Il 60% delle aziende rimandono nelle mani degli attuali proprietari, ma si stanno operando dei nuovi sistemi competitivi, senza monopoli. Chi mi garantisce migliore qualità e migliore prezzo? Si dovrà decidere così. Le aziende che vorranno partecipare non potranno rimanere quelle di adesso. E' impossibile".

LA DICHIARAZIONE DI BERSANI NEL 2009 - Non sarà il mercato ad affermare e garantire l’equilibrio ambientale, la tutela delle risorse naturali e i diritti delle popolazioni. Questo è invece il primo compito della politica e soprattutto delle forze riformatrici. Sicuramente un mio chiarissimo obiettivo. La esperienza maturata in questi 15 anni di attuazione della legge 36/94 ha insegnato che ciò che serve è una più forte presenza del pubblico in termini di programmazione e controllo della qualità sociale e ambientale del servizio. L’acqua non è una marce ma una risorsa da tutelare, prelevare e utilizzare con grande responsabilità e coerenza. Credo sia utile consegnare la scelta delle forme di gestione dei servizi pubblici alle Regioni e agli Enti Locali presenti nell’ambito ottimale senza nessuna preclusione ed esclusione. Un ruolo di primaria rilevanza va assegnato alle varie ed innovative forme di controllo pubbliche con il coinvolgimento delle associazione dei consumatori e del vario arcipelago di soggetti a diverso titolo coinvolti in queste attività decisive per l’ambiente, il territorio, le attività umane delle presenti e future generazioni.





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Bersani favorevole al nucleare con la complicità di LegambienteRivelata dai cable di wikileaks la partership di 5 anni, ancora in vigore, tra Italia e USA per lo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. A firmare l’accordo nel novembre del 2007, fu l’ex ministro dello Sviluppo Economico, nonchè attuale segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani. L’ex presidente nazionale di Legambiente Roberto della Seta, sapeva dell’accordo per il ritorno al nucleare in Italia, ma rimase in silenzio e, successivamente nelle elezioni politiche del 2008, venne ricompensato con un comodo scranno al Senato della Repubblica.(Il segretario PD Pierluigi Bersani e Chicco Testa nuclearista ed ex presidente di Legambiente)I cable di Wikileaks sono diventati ormai come gli appelli lanciati dal Vaticano o come le sanzioni dell’Unione Europea, ovvero presi in considerazione dalla nostra stampa solo se avvalorano la linea politica editoriale di riferimento. Quando Assange, infatti, diffonde documenti che riguardano qualche goliardata di Berlusconi, la stampa di sinistra crea un caso mediatico, mentre quando i cable riguardano il segretario del maggior partito di opposizione, il quale documenti alla mano, la pensa sulla questione nucleare, allo stesso modo di un esponente dell’esecutivo avverso, succede che il silenzio di tutti i media tradizionali è assordante e, solo la rete riesce a svolgere il compito d’informare e denunciare, privilegio che un tempo apparteneva alla carta stampata.Il 13 novembre 2007, infatti, venne firmato tra l’allora ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e il Segretario USA all’ Energia Bodman, un accordobilaterale di partneship sulla ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare. L’accordo denominato GNEP prevedeva una durata di cinque anni ed è, dunque, salvo rinuncia unilaterale di uno dei due Stati firmatari, ancora in vigore. Ecco uno stralcio del cablogramma inviato dall’ Ambasciatore americano Spogli al dipartimento di Stato USA, nel quale cita alcune frasi pronunciate dall’exl ministro Bersani: ” Il risultato del Referendum non esclude l’Italia dalla generazione di energia nucleare, l’ha solo sospesa e questa partneship può giocare un ruolo importante nel modificare gli atteggiamenti italiani nei confronti dell’energia nucleare”.Il referendum per Bersani, dunque, ha rappresentato solo un pit-stop, ma le intenzioni future di tornare al nucleare sono chiare e su questo punto, l’attuale segretario del maggior partito di opposizione ha una linea politica, perfettamente allineata, con quella del suo avversario politico, nonchè successore al Dicastero dello Sviluppo Economico Romani.Il silenzio di Legambiente.Nel novembre del 2007, alla firma della partneship Italia-Usa, l’allora presidente di Legambiente Roberto Della Seta, non contrastò l’ accordo per il ritorno al nucleare dell’Italia, ma in cambio del suo silenzio gli è stato riservato dal Partito Democratico un comodo scranno al Senato della Repubblica. Il fatto che i presidenti di Legambiente, nel corso della storia, abbiano mutato opinione sul nucleare non stupisce, ma almeno Chicco Testa non ne fa mistero e gode dell’odio di tutti gli antinuclearisti italiani.Il caso della Sardegna.Un’altro caso simile è quello avvenuto in Sardegna, dove ogni anno Legambiente organizza la festa del mare (www.lafestadelmare.it). Indovinate chi contribuisce economicamente alla buona riuscita dell’evento? La E.ON., colosso energetico tedesco che lo scorso 11 gennaio ha disperso nel nord dell’ Isola un’ingente quantità di olio combustibile, violando le incontaminate coste della Sardegna. E’ come se la Beretta, nota per la fabbricazione di armi da guerra, sponsorizzasse le campagne di Emergency o Medici senza Frontiere. Legambiente, infatti, in questo grave incidente è stata molto cauta nei confronti della E.ON! Tutti speravano che l’ associazione ambientalista inviasse la fantomatica “Goletta Verde”, per verificare con delle analisi bio-chimiche lo stato di salute dei fondali e dell’habitat sottomarino violato dalla mare nera. Legambiente Sardegna, invece, non solo ha minimizzato l’accaduto, ma il suo presidente regionale ha consigliato agli isolani di mangiare il pesce senza nessuna precauzione, ovvero prima che venissero resi noti i risultati delle analisi effettuate dalla competente ASL.Ovviamente le migliaia di volontari e buona parte dei dirigenti di Legambiente sono persone intellettualmente oneste e, il loro apporto è fondamentale per la conservazione e la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo, ma queste vicende ci ricordano anche la fallibilità dell’uomo e delle istituzioni.
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L'IPOCRISIA DI BERSANI SULL'ACQUA - Nel 2008 il leader Pd sosteneva la gestione dei privati. Oggi la pensa diversamentepubblicata da freedom24 - LIBERTA' D'INFORMAZIONE il giorno mercoledì 11 maggio 2011 alle ore 9.31 ·Pierluigi Bersani durante un bagno estivoL'IPOCRISIA DI BERSANI SULL'ACQUA  Nel 2008 il leader Pd sosteneva la gestione dei privati. Oggi la pensa diversamenteE' quello che emerge da un video che abbiamo scovato nella rete, in cui si ascolta e si vede il leader e segretario del Pd, Pierluigi Bersani, mentre sostiene la necessità di concedere la gestione degli impianti pubblici - e quindi delle acque - ai privati, sostenendo che "in questo modo i cittadini hanno la possibilità di scegliere la qualità e il prezzo migliori". Di seguito la dichiarazione virgolettata completa dei punti salienti del discorso tenutosi a Carpi il 18 settembre 2008, occasione nella quale bersani sostiene il Pd locale e discute proprio di acqua e privatizzazione della società Aimag - che gestisce acqua, gas e rifiuti a Carpi ed in altri venti comuni tra la provincia di Modena e Mantova.LA DICHIARAZIONE DI BERSANI NEL 2008 - "In Italia l'acqua non è un bene comune, ma è di Dio. Per come ce la da noi dobbiamo restituirgliela. L'acqua è un bene pubblico, certo, ma come facciamo in modo che si perda meno acqua? Come facciamo a gestirla meglio? Devo chiamare qualcuno che sappia fare bene quel mestiere lì. In Francia ci sono società grandissime che gestiscono l'acqua in maniera eccellente. Servono grandi partnership industriali. Il 60% delle aziende rimandono nelle mani degli attuali proprietari, ma si stanno operando dei nuovi sistemi competitivi, senza monopoli. Chi mi garantisce migliore qualità e migliore prezzo? Si dovrà decidere così. Le aziende che vorranno partecipare non potranno rimanere quelle di adesso. E' impossibile".LA DICHIARAZIONE DI BERSANI NEL 2009 - Non sarà il mercato ad affermare e garantire l’equilibrio ambientale, la tutela delle risorse naturali e i diritti delle popolazioni. Questo è invece il primo compito della politica e soprattutto delle forze riformatrici. Sicuramente un mio chiarissimo obiettivo. La esperienza maturata in questi 15 anni di attuazione della legge 36/94 ha insegnato che ciò che serve è una più forte presenza del pubblico in termini di programmazione e controllo della qualità sociale e ambientale del servizio. L’acqua non è una marce ma una risorsa da tutelare, prelevare e utilizzare con grande responsabilità e coerenza. Credo sia utile consegnare la scelta delle forme di gestione dei servizi pubblici alle Regioni e agli Enti Locali presenti nell’ambito ottimale senza nessuna preclusione ed esclusione. Un ruolo di primaria rilevanza va assegnato alle varie ed innovative forme di controllo pubbliche con il coinvolgimento delle associazione dei consumatori e del vario arcipelago di soggetti a diverso titolo coinvolti in queste attività decisive per l’ambiente, il territorio, le attività umane delle presenti e future generazioni.
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L'ARTICOLO DI NOCENSURA.COM I cable di Wikileaks sono diventati ormai come gli appelli lanciati dal Vaticano o come le sanzioni dell’Unione Europea, ovvero presi in considerazione dalla nostra stampa solo se avvalorano la linea politica editoriale di riferimento. Quando Assange, infatti, diffonde documenti che riguardano qualche goliardata di Berlusconi, la stampa di sinistra crea un caso mediatico, mentre quando i cable riguardano il segretario del maggior partito di opposizione, il quale documenti alla mano, la pensa sulla questione nucleare, allo stesso modo di un esponente dell’esecutivo avverso, succede che il silenzio di tutti i media tradizionali è assordante e, solo la rete riesce a svolgere il compito d’informare e denunciare, privilegio che un tempo apparteneva alla carta stampata.

Il 13 novembre 2007, infatti, venne firmato tra l’allora ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e il Segretario USA all’Energia Bodman, un accordo bilaterale di partneship sulla ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare. L’accordo denominato GNEP prevedeva una durata di cinque anni ed è, dunque, salvo rinuncia unilaterale di uno dei due Stati firmatari, ancora in vigore. Ecco uno stralcio del cablogramma inviato dall’Ambasciatore americano Spogli al dipartimento di Stato USA, nel quale cita alcune frasi pronunciate dall’exl ministro Bersani: ” Il risultato del Referendum non esclude l’Italia dalla generazione di energia nucleare, l’ha solo sospesa e questa partneship può giocare un ruolo importante nel modificare gli atteggiamenti italiani nei confronti dell’energia nucleare”.Il referendum per Bersani, dunque, ha rappresentato solo un pit-stop, ma le intenzioni future di tornare al nucleare sono chiare e su questo punto, l’attuale segretario del maggior partito di opposizione ha una linea politica, perfettamente allineata, con quella del suo avversario politico, nonchè successore al Dicastero dello Sviluppo Economico Romani.

mercoledì 1 giugno 2011  


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Nastro Fassino-Consorte: il teste Di Pietro “La pen drive fu consegnata a Berlusconi”
Il leader dell'Italia dei Valori, nel 2009, denunciò quello che gli aveva raccontato un imprenditore sulla pubblicazione sulle pagine de Il Giornale della conversazione tra l'allora segretario Ds e il numero uno di Unipol. Il file audio, non depositato agli atti dell'inchiesta sulla scalata a Bnl, lasciato nelle mani del Cavaliere 
Più informazioni su: Fassino, intercettazione Fassino-Consorte, scalata bnl, Unipol.

Antonio Di Pietro “contro” Silvio Berlusconi. In un’aula di Tribunale. Quella di Milano in cui si celebra il processo per la pubblicazione dell’intercettazione tra Piero Fassino, all’epoca era il 2005 segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, “Allora abbiamo una banca”. Fu il leader dell’Italia dei Valori, nell’autunno del 2009 e oggi teste, a denunciare quello che da settimane Fabrizio Favata, un imprenditore che avrebbe voluto vendere la storia dell’intercettazione non depositata agli atti dell’inchiesta della scalata Unipol alla banca Bnl e ragala a Mister B., andava raccontando ai giornalisti. Poi Favata, accompagnato da una cronista, incontrò e raccontò tutto a Di Pietro. Che alla seconda occasione prese appunti su un foglio di carta giallo, di quelli che “si usano come sottopiatti” in un bar a due passi del Pantheon. Appunti “a mo’ di verbale” risponde Di Pietro al pubblico ministero, l’aggiunto Maurizio Romanelli. Berlusconi e suo fratello Paolo, editore de Il Giornale su cui fu pubblicata la conversazione, sono imputati per quello scoop illecito. Il leader del Pdl risponde in concorso per rivelazione del segreto d’ufficio, il fratello anche per millantato credito e ricettazione. I processi primi distinti sono stati riunificati.
“Favata mi raccontò che consegnò la pen drive a Silvio Berlusconi e che Silvio Berlusconi se la tenne” spiega Di Pietro sottolinea come avesse chiesto più volte a Favata questo particolare. Importante se si considera che nella ricostruzione della Procura, che per l’ex presidente del Consiglio aveva chiesto in un primo momento l’archiviazione, il Cavaliere la sera di Natale del 2005 apparve “appisolato” durante l’incontro ad Arcore per ascoltare l’intercettazione. Alla riunione per fare un regalo al presidente da cui si aspettavano un regalo con Paolo Berlusconi c’erano Favata e Roberto Raffaelli, titolare della Rcs research control sistem, la società che aveva in appalto le intercettazioni della Procura. Nel salotto di villa San Martino fu ascoltata intercettazione e l’allora premier apparve a Favata che poi raccontò a Di Pietro “molto soddisfatto. Berlusconi si tenne la pen drive e se ne andarono contenti di essersi ingraziati il presidente del Consiglio” continua l’ex pubblico ministero di Mani Pulite. “Poi uscì sul giornale e furono contenti. Dopo la prima pubblicazione ci fu un tam tam, trasmissioni televisive e man man che montava erano soddisfatti di aver fatto un gran favore. Fu Paolo Berlusconi a fargli sapere ‘mio fratello Silvio è molto contento, è a vostra disposizione‘”. Ma la riconoscenza non arrivò. E chi sperava come Raffaelli di ottenere entrature in Romania per esportare il business delle intercettazione nello futuro Stato Ue, rimase deluso. 
Di Pietro ricostruisce così come incontrò Favata e come decise di presentare la denuncia. “Nella seconda metà di settembre la giornalista Claudia Fusani mi disse che un certo Fabrizio voleva parlarmi. Mi raccontò i fatti a voce in un incontro alla Camera dei deputati. Appena saputi questi fatti e mi sono recato alla locale Procura della Repubblica. Erano informazioni sommarie, ma a mio avviso potevano avere rilevanza penale. Era un dovere come cittadino anche se non avevo capito perché era venuto da me. Mi consegnò anche dei documenti. L’8 ottobre 2009 sempre la giornalista Fusani mi disse che Favata voleva incontrami”. Nel bar romano Di Pietro verbalizzò la storia di Favata. “Raccontava sostanzialmente tre fatti. Il primo la illecita acquisizione, anche se lo valuterete voi, del contenuto di una intercettazione Fassino Consorte, la consegna a piùsoggetti e la successiva pubblicazione. Poi la dazione di denaro. La terza questione società gli storni di pagamenti di fatturazioni”. La dazione, secondo il racconto di Favata oggi raccontato da Di Pietro, sono i circa 40-50 mila chiesti da Paolo Berlusconi, con cui c’era stati rapporti di lavoro, per far ottenere gli appalti in Romania alla Rcs. Versamenti che sarebbero continuati per mesi. L’affare andò male. ”Favata si sentiva tradito perché non aveva ottenuto quello che gli era stato promesso. Diceva di essere alla canna del gas, era disperato, mi mostrò pure una bolletta non intestata. Dopo aver fatto tanto diceva di essere stato abbandonato, proprio quando ne aveva bisogno. Ricordo una frase di Favata – dice Di Pietro – quando gli chiesi a chi l’hai consegnata la pen drive? L’ho fatta sentire a Silvio Berlusconi e l’ho consegnata a Silvio Berlusconi”.
E proprio Fabrizio Favata, che in un procedimento separato è stato condannato a quattro anni e due mesi, è stato sentito in aula. Quando Berlusconi ascoltò la frase “allora, abbiamo una banca?” rivolta da Piero Fassino a Giovanni Consorte, “sbarrò gli occhi. Era vigilissimo“. Davanti ai giudici della IV sezione penale del Tribunale, Favata ha ricostruito la serata del 24 dicembre 2005: “Silvio Berlusconi si scusò con noi e disse che era molto stanco. Per questo avrebbe chiuso gli occhi durante l’ascolto ma sarebbe rimasto vigile…”. E così fu visto che appena l’intercettazione riecheggiò nel salotto della villa il Cavaliere si rianimò. Favata, come ha appunto raccontato Di Pietro, sostiene che la pen drive con l’intercettazione venne consegnata nelle mani di Silvio Berlusconi che, al termine dell’incontro,”ci ringraziò e disse di essere a nostra completa disposizione per qualsiasi cosa, che la riconoscenza della famiglia Berlusconi andava al di là di qualsiasi immaginazione…e questo – dice Favata con una ironia – l’ho provato sulla mia pelle”. 
Favata ne ha anche per il fratello dell’ex premier che fece da intermediario e che chiese soldi per “ungere le ruote” e permettere alla società di intercettazioni di inserirsi nel mercato romeno. ”Con le buste di contanti io salivo al secondo piano di via Negri e le consegnavo a Paolo Berlusconi nel suo ufficio” dice l’imprenditore. Nell’ambito della “operazione Romania” l’editore del Giornale “mi presentò a Roma l’onorevole Valentino Valentini”. Poi dopo quell’incontro “Paolo mi disse che si poteva andare avanti nell’operazione, ma c’erano spese da sostenere”, 40 mila euro al mese dal maggio-giugno 2005 all’aprile 2006. L’allora premier “sapeva perfettamente la ragione dell’incontro, non credo ci avrebbe ricevuto il 24 dicembre se si trattava di un aperitivo”. Dopo aver ascoltato “il nastro che durava una decina di minuti il premier commentò e ironizzò con noi su quelle parole” tra l’allora leader dei Ds Fassino e Giovanni Consorte, all’epoca alla guida di Unipol. Favata, come ha aveva spiegato Di Pietro in aula, ha anche confermato che la pen-drive venne “consegnata da Raffaelli a Silvio Berlusconi”. Poi, ha concluso, “ho pensato che l’avesse persa, perché dopo qualche giorno Paolo Berlusconi ce ne chiese un’altra copia”. E il 31 dicembre 2005 Il Giornale uscì in prima pagina con la famosa intercettazione “Allora, abbiamo una banca?”.

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 Il parlamentare del Pd Mimmo Lucà chiese alla ‘ndrangheta i voti per Fassino
di Davide Milosa | 8 giugno 2011 - Più informazioni su: Domenico Lucà, ndrangheta, Piero Fassino.
Domenico Lucà, parlamentare del Pd - La ‘ndrangheta ha sostenuto la candidatura di Piero Fassino alle primarie di Torino del 2011. La vicenda di cui verosimilmente il neo-sindaco era all’oscuro, ruota tutta intorno a Domenico Lucà, parlamentare del Pd nato a Gioiosa Ionica e residente a Rivalta. Lucà è un dirigente delle Acli ed è stato il fondatore del Tribunale del diritto del malato nel capoluogo piemontese. Nel 1994 è diventato, per la prima volta, parlamentare dei Ds di cui è anche stato membro della direzione nazionale oltre che segretario del Movimento dei cristiano sociali. Ininterrottamente in parlamento da cinque legislature è stato intercettato mentre chiedeva a Salvatore Demasi, arrestato nell’operazione Minotauro e ritenuto dai magistrati “affiliato alla ‘ndrangheta quantomeno dall’anno 1994, partecipe della “società maggiore” con la dote di “padrino”. Per i pm, infatti, Demasi era il capo della locale di Rivoli.
Ecco cosa si legge nell’ordinanza che ha portato in carcere 142 presunti affiliati alla ‘ndrangheta piemontese.
“La vicenda Lucà è quella che, maggiormente, interessa le elezioni amministrative del 2011. In merito, si evidenzia che Demasi Salvatore è stato contattato direttamente da Lucà Domenico, parlamentare dell’attuale Legislatura eletto nell’anno 2008 nella Circoscrizione PIEMONTE1. Questi ha chiesto a Demasi di attivarsi per sostenere e reperire consensi per la candidatura dell’Onorevole Fassino alle “consultazioni primarie” del Partito Democratico, svoltesi in data 27.02.2011.In tale circostanza, l’On. Lucà, chiamando Demasi, riferisce che, in occasione delle c.d. “primarie” previste a Torino, avrebbe sostenuto l’Onorevole Piero Fassino; in modo esplicito chiede all’interlocutore di cooperare, procurando, tramite le sue conoscenze a Torino, sostegno in favore del candidato appoggiato dal LUCA’:
DEMASI: pronto…
LUCA’: …ciao GIORGIO…
DEMASI: …ciao MIMMO… come stai?
LUCA’: …eh tu?
DEMASI: …eh…ci difendiamo… ci difendiamo…
LUCA’: …sei in cantiere?…sei da qualche parte?
DEMASI: …sono in cantiere in questo momento… si!…(…)
LUCA’: …ascolta…ti volevo chiedere questo…tu sai che a Torino abbiamo le primarie…
DEMASI: … certo!…tu dimmi qualcosa che io mi interesso…
LUCA’: …ecco… che io sto sostenendo FASSINO…
DEMASI: …eh beh…anch’io avrei fatto la stessa cosa…
LUCA’: … perché obbiettivamente mi pare la persona più seria in questo momento…
DEMASI: …si…si…
LUCA’: …a dare continuità… a dare continuità alla giunta di CHIAMPARINO…
DEMASI: …si..si…
LUCA’: …infatti anche CHIAMPARINO ovviamente sostiene…
DEMASI: …sostiene FASSINO…
LUCA’: …PIERO…quindi…
DEMASI: …certo…
LUCA’: …eh… volevo chiederti se magari…perché la partita è molto dura con GARIGLIO…
DEMASI: …si…si…eh una mano…
LUCA’: …se magari hai qualche…un qualche amico a Torino…
DEMASI: …certo!… certo che ne ho!…
LUCA’: …a cui passare la voce…
DEMASI: …senz’altro…si…
LUCA’: …perché possono votare tutti i residenti a Torino… ovviamente…
DEMASI: …si… tutti i residenti a Torino…esatto!…
LUCA’: …che abbiano compiuto sedici anni…
DEMASI: …si!…
LUCA’: …eh… quindi insomma… se qualcuno riesce… se hai qualche amico da consigliar…
DEMASI: … come non ne ho… ne ho!… ne ho più di uno… grazie a Dio… ne ho più di uno… quindi…quindi…
LUCA’: …prova… prova a sentire che area tira…
DEMASI: …si…si… e facciamo… facciamo… diciamo questi che conosciamo facciamo votare FASSINO…
Il giorno 27.2.2011, proprio durante lo svolgimento delle primarie, alle ore 17.21, DEMASI telefona all’Onorevole LUCA’ al quale comunica di aver provveduto a sostenere l’Onorevole FASSINO, mostrandosi fiducioso sulla possibilità di una sua vittoria:
DEMASI: ciao MIMMO…
LUCA’: …ciao GIORGIO…ho visto che mi hai chiamato…ciao…
DEMASI: …si…si…ti avevo chiamato… io ero appena arrivato… che avevo fatto ancora qualche commissione tutta la mattinata in Torino…
LUCA’: …ah…ah…
DEMASI: …si…per il nostro amico… comunque…io dico che dovrebbe andare bene…
LUCA’: …si…si…
DEMASI: …anche se è una battaglia abbastanza…
LUCA’: …complicata…
DEMASI: …eh…eh… perchè… insomma… l’altro si è dato… si è dato molto da fare anche!
LUCA’: …si… mi hanno detto che l’altro anche ha lavorato anche molto sui… sui Calabresi!
DEMASI: …si…si…ho riscontrato questo… comunque…
LUCA’: …perchè c’era MANGONE che ha lavorato sui…
DEMASI: …esatto…esatto…esatto…si…si…si…io comunque fino alle dodici ed un quarto… insomma quindi…ho fatto il mio dovere va!
LUCA’: …qualche contrasto l’abbiamo fatto…
DEMASI: …si…si..si…
LUCA’: …va bene…va bene…(…)

Si evidenzia che, nel corso del dialogo, vien fatto riferimento anche ad un aiuto portato da altri esponenti “calabresi” al candidato antagonista dell’Onorevole FASSINO (si veda l’espressione: “l’altro si è dato… si è dato molto da fare anche (…) mi hanno detto che l’altro anche ha lavorato anche molto sui… sui Calabresi”).
E oggi sul quotidiano torinese La Stampa, Domenico Lucà si difende: “Rapporti inquietanti? Non avrei avuto nessun contatto con quella persona se avessi saputo chi era”, dice il parlamentare Pd sul boss Demasi. E si difendono anche due sindaci del torinese, Fabrizio Bertot e Francesco Brizio, accusati di aver ricevuto voti dalla ‘Ndrangheta. “Persone mai viste prima, incontrate solo – come tante – in campagna elettorale”, spiegano entrambi negando ogni addebito.
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Prima della votazione alla Camera sullo Scudo Fiscale c'è stata una votazione sulla sua incostituzionalità. Mancavano Bersani e Franceschini (presenti alla manifestazione di De Benedetti sulla libera informazione) e D'Alema ( che non aveva capito bene, come afferma nel video). In caso di incostituzionalità la proposta di legge sarebbe decaduta. Continua il concorso: "Dove eravate, 32 dipendenti infedeli?" per sapere dove si trovavano al momento della votazione sulla fiducia i dipendenti dell'opposizione. Partecipate numerosi. Il blog terrà traccia delle vostre segnalazioni e le riporterà nei prossimi giorni con il vostro nome o nick. Ecco l'elenco: 24 PDmenoelle: Argentin, Binetti, Bucchino, Capodicasa, Carra, Codurelli, D'Antoni, Esposito, Farina, Fioroni, Gaione, Ginefra, Giovanelli, Grassi, La Forgia, Lanzillotta, Madia, Mastromauro, Melandri, Misiani, Pistelli, Pompili, Porta, Portas. 7 UDC: Bosi, Ciccanti, Drago, Libè, Pisacane, Ruggeri, Volontè. 1 IDV: Misiti.

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PRIVILEGI CASTA/ Dopo le pensioni d’oro, altra figuraccia del Pd: si astiene contro i doppi stipendi dei magistrati
Soltanto alcuni giorni fa, come Infiltrato.it ha documentato, il Pd votava contro l’emendamento, presentato dall’Idv in Senato, per tagliare le pensioni d’oro degli alti funzionari dello Stato. A nemmeno una settimana di distanza, il Governo ci riprova a reinserire la norma cancellata. E il Partito Democratico, intanto, continua a collezionare figuracce pro-casta: è l’unico partito ad astenersi su una norma che potrebbe tagliare i doppi stipendi ai magistrati. Curiosità: l’emendamento è stato presentato proprio da un parlamentare Pd.
di Carmine Gazzanni
Pier Luigi Bersani ha parlato chiaro subito dopo le elezioni: “I nostri elettori hanno compreso la scelta di sostenere il governo Monti”. Eppure alcune scelte rimangono incomprensibili. Non c’è alibi che tenga. Monti o non Monti. Come quella di votare contro l’emendamento presentato il 2 maggio dai senatori Idv Belisario, Pardi, Lannutti e Bugnano che ha reso possibile un taglio alle stellari pensioni dei funzionari di Stato (a votare a favore, addirittura, anche la maggior parte dei senatori del Pdl): ben 69 senatori targati Pd (su 94 totali) hanno deciso di votare contro. Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, ha subito precisato: “Ce l’aveva chiesto il Governo”. Come se fosse una giustificazione più che valida. Ma il Governo non ci sta a tagliare lì dove si potrebbe tagliare. Ci mancherebbe. E infatti, in discussione alla Camera, ha proposto di reinserire la norma cancellata. Secca risposta del partito che ha presentato l’emendamento: “L’IdV non consentirà che alla Camera si riproponga una norma iniqua e vergognosa in un momento così drammatico per la nostra economia”, ha detto Antonio Di Pietro. Smascherando (politicamente) l’esecutivo.
Intanto, però, il Partito Democratico, proprio non ce la fa a dire di no al Governo e agli interessi della Casta che si nascondono dietro tante delle misure adottate dall’esecutivo (quello stesso esecutivo che a novembre blaterava parlando di equità). E infatti ne ha dato nuovamente dimostrazione. Ieri, durante i lavori, le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia hanno dato parere favorevole alla norma presentata dal deputato Pd Roberto Giachetti. Un emendamento inserito nel ddl anticorruzione che, in pratica, pone uno stop al cumulo di stipendi, pensioni e incarichi per i magistrati fuori ruolo. In pratica, se la norma dovesse passare, il servizio in posizione di fuori ruolo svolto da magistrati, avvocati e procuratori dello Stato “non può essere prestato per più di cinque anni consecutivi” e comunque in nessun caso “può superare complessivamente i dieci anni”. E, soprattutto, sarà vietato cumulare il doppio stipendio.
Norma più che mai condivisibile in un periodo di crisi. Eppure, mentre tutti gli altri partiti hanno votato a favore in Commissione, l’unico ad astenersi è stato il Partito Democratico (tranne Paola Concia e Rita Bernardini). Quello stesso Partito Democratico di cui fa parte il relatore dell’emendamento, Roberto Giachetti. “Sono davvero amareggiato per il fatto che il mio partito non l’abbia votata - ha detto a caldo Giachetti - Si chiedono sacrifici a tutti, non è accettabile che ci siano degli intoccabili come, in questo caso, i magistrati”. Evidentemente il suo partito la pensa diversamente.
C’è, però, una possibile spiegazione. Come accaduto per l’emendamento Idv sulle pensioni d’oro, anche in questo caso il Partito Democratico ha seguito a ruota i diktat dell’esecutivo. Il Governo, infatti, ha subito mostrato di non gradire la norma anti-casta: il Guardasigilli Paola Severino, in linea col suo predecessore Francesco Nitto Palma, ha dato immediatamente parere contrario. Insomma, ancora una volta, il Pd si tiene legato a doppio filo a quello che detta Mario Monti. Ipse dixit. Anche a costo di andare contro un emendamento concepito da un proprio parlamentare. Non sia mai qualcuno osi contraddire il Professor Monti. Tanto oramai ci siamo abituati: una volta presi i voti (e le amministrative attestano una crescita del Pd), ora tocca solo perderli. Come sempre.
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Siete soddisfatti di un partito che raccogliendo voti teoricamente "popolari" sta perseguendo da anni politiche di destra, a volte estrema? Siete d'accordo con il sostegno feroce del PD al progetto TAV e TAV Terzo Valico? Siete d'accordo col sostegno al governo Monti, in perfetta unità di intenti con PDL, UDC, terzopolo? e con gli aumenti di tasse e accise? Vi piace l'IMU, con le esenzioni a banche e grandi immobiliaristi e Vaticano? Siete d'accordo col taglio delle pensioni che il pd ha prima teorizzato col senatore Morando, e poi ha votato unanimemente? E con l'attacco alle tutele del lavoro e all'articolo 18 ? Siete d'accordo con il comportamento del parlamentare del PD Lusi? ABC - uno per tutti, tutti per Monti!! Siete d'accordo con gli stipendi e i vitalizi d'oro (da 9000 €\mese netti in su) che i parlamentari e i consiglieri regionali PD percepiscono? Siete d'accordo con la scelta del PD di ignorare il referendum sull'acqua pubblica? Siete d'accordo con la scelta del PD di ignorare il referendum che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti?
Avete anche voi gioito quando D'Alema è stato nominato nobile del Vaticano? 
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Immaginiamo lo sconforto degli elettori del PD, e gli siamo vicini. Sì, perché quando il tuo leader nazionale e il tuo segretario cittadino sputtanano tutti i possibili candidati del proprio partito alla carica di Sindaco beh... C'è da chiedersi se lo facciano apposta. Naturalmente, la piacevole chiacchierata non viene carpita da un microfono-spia in un salotto privato, ma s'è tenuta - sigari alla mano - nel bel mezzo di un corteo formato da decine di migliaia di persone e con telecamere puntate addosso. Ingenuità? Spregiudicatezza dettata dall'abitudine? Forse, diranno, non c'era niente da nascondere. Neanche il fatto che le perplessità su un candidato venissero dal Presidente di un Gruppo Finanziario (Stefanini) che nulla dovrebbe avere a che fare con le scelte politiche di un partito? Neanche il fatto che le famose elezioni Primarie sembrano poter essere molto più che pilotate dai vertici del partito? Neanche il fatto che l'immagine trasmessa da questa conversazione è quella di una politica fatta di sotterfugi, interessi, accordi privati, affari e inciuci. Capiamo la vostra amarezza, onesti elettori del PD. Capiamo e vi siamo vicini.immagini tratte dal sito del corriere della sera

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Ci sono in ogni castello, e pure nelle antiche dimore e, qualche volta, anche nei teatri dell’opera. Ogni luogo che si rispetti ha il suo bel fantasma, e non poteva mancare anche nell’austero Parlamento.
Lo spettro, però, questa volta non è proprio un defunto tornato
dall’aldilà, ma un vivo e vegeto ancora nell’aldiquà che nella sua permanenza alla Camera ha collezionato un primato da Guinness: il parlamentare più assenteista della storia, con il 99,7% di assenze (dall’inizio della legislatura). È Antonio Gaglione, cardiochirurgo brindisino, eletto originariamente nel Pd, poi passato al gruppo Misto e, infine, approdato nel partito Noi Sud. Tuttavia tutti questi spostamenti politici non hanno mai inciso sulle sue abitudini. Ogni tanto passa dalla Camera, ma solo per salutare e se si trova già a Roma per convegni medici, ai quali non manca mai. Quelli che non lo hanno mai incrociato direttamente, anche solo per un caffè alla buvette, giurano di non sapere nemmeno come sia fatto. Eppure lui esiste eccome, e con il suo inseparabile papillon porta a casa 579mila euro all’anno, compreso lo stipendio da parlamentare. Di lui si era parlato nel febbraio 2011, quando ci si accorse che l’ultima volta che Gaglione mise piede in aula era stato nel 2008 (ovvero il primo giorno da eletto).
Da allora mai più. A dire il vero anche il 14 dicembre 2010, il giorno della fiducia al governo Berlusconi, l’onorevole fantasma si materializzò a Montecitorio. Tutti a chiedersi se avrebbe votato sì o no al governo, ma inutilmente: al momento della chiama era già sparito. Pluff. Aveva fatto solo una capatina per salutare i colleghi (pochi) che conosce e prendere la posta, visto che era già a Roma. L’ultima sua apparizione, incredibile, il 18 novembre 2011 per la fiducia al governo Monti. Il deputato motivò: «Perché è un governo serio».
«Stare in Parlamento è una perdita di tempo e una violenza contro la persona - gli piace dire -. È così frustrante fare queste maratone alla Camera» e si giustifica: «Sono stato poco presente perché l’apporto del singolo parlamentare è diventato marginale». Ah ecco. Sua moglie gli dice sempre «di dimettersi», ma lui preferisce restare, anche se non si sente «a posto», quando ogni mese, da Roma, arrivano circa 15mila euro. Con queste maratone....
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HA PRESO 98.000 EURO DA UNO SPACCIATORE DI TUMORI 
certo tutto registrato , tutto formalmente regolare ma tant'è....
DA NOTARE IIL SILENZIO ASSORDANTE DELLA MAGGIOR PARTE DEI MEDIA
ALLORA FACCIAMOLA GIRARE NOI DELLA RETE LA NOTIZIA.
SPUTTANARLI E' UN AZIONE DI DISOBBEDIENZA CIVILE ALLA LORO PREPOTENZA DI CASTA FAMELICA.
io piuttosto che votare questo soggetto e la sua cricca di alleati o liste arancioni pseudo aspiranti che poi si "fidanzano" con il soggetto nella foto voto movimento 5 stelle ...
Segui e diffondi il blog che ODIA la casta: http://informazionedalbasso.myblog.it/

Alcuni articoli:
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=17537
http://controilregime.wordpress.com/2013/09/18/gli-elettori-del-pd-accusano-di-fascismo-quelli-del-m5s-ma-i-fatti-dicono-lopposto/


Alcuni Video:


















CAMPAGNA ELETTORALE
“A Torino il Pd dà il peggio”. “Sciacalli”

Volano stracci tra M5s e democratici. Bono accusa: “Con l’arresto di Greganti emerge un filone di continuità del partito con il vecchio Pci travolto da Tangentopoli”. Gariglio: “Inaccettabile, non permetteremo di utilizzare lo scandalo dell’Expo per screditarci”

fulmicotone tra il Movimento 5 Stelle e il Pd piemontese. Ad aprire la contesa è stato il candidato pentastellato alla presidenza del Piemonte, Davide Bono, che in una nota ha affondato il coltello sulla piaga del caso Greganti: «Dopo l’arresto di Primo Greganti, tesserato 2012 e 2013 nel Pd di Torino, emerge chiaramente un filone di continuità del partito piemontese con il vecchio Pci travolto da Tangentopoli. Dal vecchio Pci, infatti, provengono i maggiori esponenti del partito, a partire dal sindaco Fassino, il segretario torinese Morri eChiamparino. Ma non finisce qui, il nuovo segretario regionale Gariglio, alla faccia della discontinuità renziana, ha ben pensato di affidare un ruolo ufficiale in segreteria regionale anche a Giancarlo Quagliotti, compagno di sventure giudiziarie proprio di Greganti, entrambi condannati per la tangente del depuratore. Ormai è evidente, Renzi o non Renzi, il Pd, a Torino e in Piemonte, dà il peggio. Non sarà certo la “sospensione in via cautelare” di Greganti dal Pd ad “invertire la rotta” del malaffare tra politica, opere pubbliche e criminalità. Il rinnovamento del Pd  è finto come una banconota da 80 euro. Come possono, infatti, portare cambiamento politici di professione da 40 anni come Quagliotti, Fassino e Chiamparino?».

Parole pesanti come macigni che hanno scatenato la reazione del segretario regionale Davide Gariglio secondo cui le affermazioni di Bono sono «puro e vile sciacallaggio politico. È inaccettabile addossare al Partito democratico e ai suoi attuali dirigenti una qualche responsabilità per eventuali reati commessi da Primo Greganti. Greganti non ricopre incarichi nel Pd torinese, non ne ha chiesti e comunque non ne avrebbe ottenuti. Non ha mai avuto mandato alcuno di occuparsi di alcunché da parte del Pd. La sua esperienza amministrativa, come noto, risale a un’epoca in cui molti della nuova classe dirigente non erano ancora nemmeno iscritti ad un partito. Non permetteremo a nessuno di utilizzare strumentalmente lo scandalo dell’Expo per screditare il candidato presidente Sergio Chiamparino ed il Pd».

http://bastacasta.altervista.org/p13980/



D'ALEMINO il servo del NanoMafioso (14 maggio 2012)
Finanziamento illecito ai partitiSecondo un'inchiesta di Maurizio Tortorella sul settimanale Panorama, nel 1985 Massimo D'Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite[17][18]. L'episodio sarebbe stato ammesso anche da D'Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell'onorevole D'Alema (...)" [19]. L'inchiesta sottolinea inoltre come all'epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa[20].
Sospetto di concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNLPer D'Alema è stato ipotizzato dal GIP Clementina Forleo il concorso in aggiotaggio[21] nell'ambito della scalata alla BNL organizzata dalla Unipol di Giovanni Consorte. Il giudice Forleo richiese nel 2007 al Parlamento italiano la possibilità di utilizzare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche[22] che coinvolgevano D'Alema, Consorte e Piero Fassino nel procedimento a carico degli scalatori, procedimento che peraltro non vede D'Alema tra gli indagati.Secondo il Parlamento Europeo - chiamato dal Parlamento italiano a pronunciarsi in materia, in quanto D'Alema era parlamentare europeo all'epoca dei fatti - i testi delle telefonate tra D'Alema e Consorte [22] non potranno essere utilizzati in quanto già esistono agli atti elementi di prova sufficienti a suffragare l'accusa nei confronti degli autori della scalata, peraltro già rinviati a giudizio.[23].
L'appartamento romanoNel 1995 D'Alema rimase coinvolto nella cosiddetta Affittopoli, una campagna mediatica promossa da Il Giornale secondo la quale enti pubblici davano in locazione a VIP appartamenti ad equo canone. Dopo una dura campagna mediatica D'Alema decise di lasciare l'appartamento per comprare casa a Roma, ma solo dopo essersi presentato alla trasmissione di Rai 3 condotta da Michele Santoro, dal titolo Samarcanda, in cui giustificò l'accaduto affermando che aveva avuto bisogno di una casa appartenente a enti pubblici perché versava metà del suo stipendio da parlamentare al partito (all'epoca consistente in circa 12 milioni di Lire al mese).[4] L'immobile in questione era un appartamento di 146 m,2 in zona porta Portese, per il quale pagava un equo canone pari a 1.060.000 lire [24](che rivalutati secondo l'inflazione ISTAT al 2010 corrispondono a circa 780 euro).Il 4 maggio 2010, nel corso di una puntata del 2010 del talk show Ballarò dedicata alle vicende che avevano portato alle dimissioni da ministro di Claudio Scajola, Alessandro Sallusti (condirettore de Il Giornale) tornò su questo caso definendo D'Alema «il protagonista del più grande scandalo della "casta" italiana, che era "affittopoli"», suscitando la reazione di D'Alema che, inizialmente, replicò con vigore: «L'accostamento è del tutto improprio», e in seguito ai successivi insistenti accostamenti tra le due vicende fatti di Sallusti («Lei era un privilegiato: "affittopoli" eravate una ventina di politici, quasi tutti di sinistra... Da un punto di vista etico-morale lei ha approfittato della sua posizione») ribatté: «Vada a farsi fottere: lei è un bugiardo e un mascalzone» e successivamente «Io capisco che la pagano per venire qui a fare il difensore d'ufficio del governo... capisco che deve guadagnarsi il pane, ma questo modo è vergognoso, ma io non la faccio più parlare». Secondo Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, quelle di D'Alema sono state espressioni insultanti che nessuna affermazione o provocazione potevano giustificare.[25] Per le frasi rivolte a Sallusti il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio aprì un procedimento disciplinare a carico di Massimo D'Alema, in quanto giornalista iscritto all'Albo.[26]
FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_D'Alema


L' amico D' Alema e la scalata dei capitani coraggiosiDall' incontro di Palazzo Chigi all' ingresso nell' Olivetti dell' Unipol e del Monte dei Paschi di Siena
Storia del rapporto tra l' ex presidente del Consiglio e l' imprenditore che ha guidato la cordata per l' acquisto del gruppo telefonico L' amico D' Alema e la scalata dei capitani coraggiosi ROMA - L' ha definito: un amico. «Se mi sento di essere amico di D' Alema lo sono, e allora?» ha detto giovedì Roberto Colaninno ai suoi azionisti, con una punta di spavalderia. Non era stato forse proprio il presidente del Consiglio Massimo D' Alema, il 19 febbraio del 1999, a definire «coraggiosa» la scalata a Telecom Italia architettata da Colaninno? Lasciando di stucco anche qualche suo collaboratore? Con quella uscita D' Alema aveva conquistato un amico, perdendone un altro. Dopo quella dichiarazione il suo consigliere economico Marcello Messori si era improvvisamente dimesso. Era accaduto che D' Alema aveva pronunciato quella parola, «coraggiosa», proprio dopo che sul suo tavolo era arrivato uno di quei meticolosi appunti che Messori usava mandargli sulle questioni più delicate. C' era scritto che per far uscire Telecom Italia dalla situazione in cui si trovava dopo una privatizzazione pasticciata e la tormentata gestione di Gian Mario Rossignolo era necessario rafforzare il nocciolo duro di Telecom Italia, vendendo il 3,4% delle azioni ancora in mano al Tesoro a Ifil, Generali e alle banche. Suggerimento esattamente contrario a ciò a cui alludeva quel «coraggiosa». E pensare che all' inizio, quando l' ipotesi di una scalata ostile a Telecom aveva cominciato a serpeggiare, D' Alema l' aveva accolta con diffidenza. Anche perché con i soci importanti di quel nocciolo duro, a cominciare dalla Ifil, i rapporti non erano mai stati cattivi. Tutt' altro. Inoltre era stato il suo governo a promuovere il passaggio di Franco Bernabè dal timone dell' Eni a quello di Telecom Italia. Così chi conosce bene i retroscena della vicenda giura che c' era voluta tutta la pazienza dell' allora ministro dell' Industria Pierluigi Bersani per superare quella diffidenza. Colaninno aveva fatto il resto. Andare a palazzo Chigi a informare il presidente del Consiglio della sua intenzione di scalare una società appena privatizzata ma di cui il governo aveva ancora in mano una golden share era stato qualche cosa di più che un puro atto di cortesia. E D' Alema non aveva mancato di apprezzare. Tanto più che si trattava di un' operazione progettata con tutti i crismi. Compreso l' appoggio del presidente onorario di Mediobanca. Dopo quell' incontro non c' era stata nessuna benedizione alla scalata. Aveva decretato D' Alema con una formula di apparente equidistanza: «Deciderà il mercato». L' ex premier si era anche premurato di avvertire Bernabè. «Gli ho detto che a me quello che scrivevano i giornali risultava essere vero», rivelò D' Alema al «Corriere della Sera» qualche giorno dopo. Insieme a quella che era stata la reazione di Bernabè: «Mi ha detto che non stava né in cielo né in terra». Nell' occasione, il premier disse anche di avere la coscienza a posto: «Il governo non ha tramato». Senza confermare che fra i due, come sostengono i bene informati, ci fosse stata oltre a quel colloquio anche una burrascosa telefonata. Nel frattempo, dopo l' incontro ravvicinato con D' Alema, Colaninno si era fatto molti altri amici. Tutta la cosiddetta «finanza rossa» aveva cominciato a guardarlo come un amico. Cioè, compagno d' affari. L' amministratore delegato dell' Unipol, Giovanni Consorte, manager sbocciato dal Pci bolognese, legatissimo a Bersani, investì 55 miliardi per entrare nel capitale della Bell, holding lussemburghese azionista dell' Olivetti, la società di Colaninno protagonista del take over. In cambio la Hopa di Emilio Gnutti, socio di Colaninno, rilevò il 9% dell' Unipol. Ma insieme a Mediobanca, nel nocciolo duro dell' Olivetti, dopo aver messo a disposizione di Colaninno 2 mila miliardi per la scalata, entrò anche il Monte dei Paschi di Siena, istituto storicamente considerato vicino ai Ds. Rimasto fuori dai grandi incroci bancari, il Monte aveva deciso di stringere un' alleanza strategica con Colaninno e gli imprenditori della «razza padana» con cui flirtava da tempo. Non a caso alcuni di loro erano azionisti di peso della Banca Agricola Mantovana, che l' istituto senese aveva comprato, spendendo 3 mila miliardi, poco prima della scalata. E il rapporto non si è ancora arrugginito. Giusto ieri è stato annunciato che il Monte gestirà il servizio trading on line di Tim per investire in Borsa. Solo con Palazzo Chigi le relazioni di Colaninno si sono un po' allentate, da quando non ci sono più D' Alema e Claudio Velardi. Era lui che il premier aveva incaricato di seguire la partita Telecom. Sergio RizzoRizzo Sergio - Pagina 5 - (12 agosto 2000) - Corriere della Sera
FONTE: http://archiviostorico.corriere.it/2000/agosto/12/amico_Alema_scalata_dei_capitani_co_0_0008128621.shtml


Appalti Enac e voli gratis D’Alema indagato dalla Procura di RomaSecondo l'accusa il presidente del Copasir, che nel luglio scorso dichiarò di aver pagato regolarmente, avrebbe viaggiato gratis sui velivoli della Rotkopf Aviation, la società sospettata di aver pagato tangenti per vincere la gara.
Più informazioni su: corruzione, d'alema, Enac, Franco Pronzato, Paolo Ielo, Pio Piccini, pronzato, Rotkopf Aviation, tangenti, Vincenzo Morichini, viscardo panagelli.Quei cinque voli privati, offerti gratuitamente dalla Rothkopf aviation, pubblicamente ammessi la scorsa estate dallo staff di Massimo D’Alema, mentre divampava lo scandalo per le tangenti pagate dal proprietario della compagnia di volo Viscardo Paganelli, hanno finito per mettere nei guai il leader del Pd.La procura di Roma lo ha iscritto sull’elenco degli indagati per il reato di “finanziamento illecito ai partiti” e una quindicina di giorni fa i pm Ielo e Cascini lo hanno interrogato alla presenza dell’avvocato Gianluca Luongo. La notizia si è però diffusa soltanto ieri sera. Lo ammette lo stesso avvocato Luongo: “Sono ormai diversi giorni che abbiamo incontrato i magistrati e abbiamo fornito loro ogni chiarimento sulla vicenda dei voli”. In Procura si parla di atto dovuto, vediamo perché.La vicenda riporta da un lato a Franco Pronzato, ex consigliere di Enac e responsabile nazionale per il trasporto aereo del Pd, arrestato lo scorso luglio per frode e corruzione proprio nell’ambito dell’inchiesta sui voli gratuiti della Rotkopf (che in tal modo era riuscita ad accaparrarsi l’esclusiva sulla rotta Firenze-Pisa- Elba), dall’altro a Vincenzo Morichini, l’uomo al quale Paganelli avrebbe pagato le tangenti. E se Pronzato è da sempre molto vicino al segretario del Pd Pierluigi Bersani, Morichini è il fundraiser dell’Associazione Italiani Europei, consulente e lobbista, ex dirigente di Ina-Assitalia ma anche amico personale di Massimo D’Alema, tanto da condividere con lui fino a poco tempo fa la barca Ikarus.Ecco proprio Morichini avrebbe fatto da mediatore tra la compagnia aerea e l’Enac, in quel momento rappresentata proprio da Pronzato. Ma D’Alema ai magistrati ha detto di non essere a conoscenza di tali retroscena e neppure del fatto che stava volando gratuitamente, riteneva infatti che quei viaggi gli fossero offerti dall’amico Morichini. E in qualche modo ciò risponde a verità, fatto salvo che Morichini aveva messo quei viaggi nel pacchetto dell’accordo “triangolare” intercorso tra lui, Paganelli e Pronzato. Un accordo che comprendeva il versamento di 200 mila euro di “contributi”, utilizzati per varie iniziative politiche, in cambio della raccomandazione che aveva consentito alla Rothkopf di accaparrarsi l’esclusiva sulle linee aeree in Toscana. Morichini, precedentemente interrogato, aveva scagionato D’Alema, assumendo interamente su di sé queste iniziative. Ma alcuni punti andavano chiariti, l’interrogatorio di D’Alema si era reso necessario, inevitabile la sua iscrizione come indagato. “Il presidente ha dato prova della totale buonafede, non c’è stato alcun dolo da parte sua”, spiega l’avvocato Luongo.A rincarare la dose la scorsa estate era stato invece Paganelli che ha insistito nel fatto che “nessuno aveva mai viaggiato gratis sui suoi aerei come dimostra la contabilità aziendale”. Finito in carcere per qualche mese con il figlio Riccardo a causa di un “pizzino”, scovato nei suoi uffici durante una perquisizione, contenente una lista di nomi e cifre, l’imprenditore aveva deciso di vuotare il sacco rivelando chi si nascondeva dietro quegli appunti piuttosto criptici . Un contributo da 20 mila euro era andato alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini che l’aveva utilizzato per organizzare Umbria Jazz, altri 15 mila all’ europarlamentare Roberto Gualtieri, che si era poi detto esterrefatto non conoscendo la provenienza di quel contributo.Pronzato, rimasto in carcere quasi tre mesi, aveva finito per ammettere di aver ricevuto da Morichini 20 mila euro per agevolare la Rothkopf, altri 20 mila li avrebbe invece intascati lui stesso, l’unico a trattare la parte economica con i proprietari della compagnia di volo. Tangenti che Morichini si ostina a chiamare “contributi che utilizzava per finanziare iniziative politiche del Pd”, non sempre però in modo conforme alle norme sulla trasparenza del finanziamento ai partiti. Niente da dire sui 15 mila euro che i Paganelli avrebbero versato all’Associazione Italiani europei, regolarmente contabilizzate, meno chiare altre operazioni. L’ex presidente di Assitalia non ha avuto difficoltà ad ammettere che il suo ruolo era quello di raccogliere donazioni cui seguivano agevolazioni e favori, neppure ha negato di aver girato parte dei soldi della cosiddetta “tangente Enac” a Pronzato, sotto forma di regalo di Natale.Tra i punti da chiarire, prima che la vicenda di D’Alema in qualche modo si concluda, è ricostruire in che modo si legano passaggi di denaro e favori. Sia la Marini che Gualtieri si mostrarono indignati dichiarando (forse a ragione) di non sapere neppure chi fossero i Paganelli. Potrebbe essere andata in questo modo anche per quei maledetti cinque voli, valore effettivo non più di 6mila euro, che D’Alema assicura di non sapere che fossero gratuiti. Ma qualcuno ha mai chiesto a Morichini da quale parte arrivassero e in cambio di che tante donazioni?dal Fatto Quotidiano del 21 ottobre 2011.
FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/appalti-enac-massimo-dalema-indagato-dalla-procura-di-roma/165198/

Massimo D’Alema “tecnicamente” che cos’é?di Riccardo Lenzi (13 settembre 2011)
Più informazioni su: Berlusconi, Bologna, cavallari, Cossiga, Festa dell'Unità, luca telese, martinelli, Massimo D'Alema, monteleone, pd, Ricca, ricco.
Nel Paese dalla memoria breve, anzi brevissima, molti avranno già dimenticato il sobrio giudizio su Il Fatto Quotidiano che, lo scorso luglio, l’attuale presidente del Copasir comunicò a Luca Telese: “Voi del Fatto siete tecnicamente fascisti”. Non so se il Fatto abbia dato mandato ai propri legali per querelare l’onorevole D’Alema. Vale comunque la pena rinfrescarsi la memoria e ricordarsi da quale pulpito è partita l’offesa.Correva l’anno 1985 quando l’allora segretario Pci e consigliere regionale della Puglia, durante una cena a casa dell’imprenditore Francesco Cavallari, ricevette 20 milioni di Lire in una busta bianca. “Ma non finì lì.” – aggiunse Cavallari in una intervista a Panorama uscita nell’agosto 2009 – “In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire”. L’imprenditore barese, poi condannato per mafia, voleva in questo modo garantirsi – disse -la non belligeranza della Cgil. Cavallari, secondo la magistratura barese, era infatti abituato ad usare metodi poco ortodossi per “discutere” con il sindacato: mandava i suoi scagnozzi a menare le mani. Un metodo che oggi molti “prenditori” italiani probabilmente userebbero volentieri contro la Fiom…Il 10 maggio 2007, presso lo sfavillante spazio Krizia di Milano, l’instancabile Piero Ricca colse l’occasione di una conferenza dell’allora ministro degli esteri D’Alema per ricordargli questo peccatuccio di gioventù. Di fronte al cittadino informato Ricca, il ministro si difese così: “Lei si sbaglia profondamente perchè non c’è stata nessuna sentenza di prescrizione. E se lei lo dice o lo scrive io la denuncio”. Pronta ed inevitabilmente irritante la risposta dello scomodo intervistatore: “Ho già vinto contro Berlusconi, vincerò anche con lei…”. A distanza di anni non mi risulta che D’Alema abbia effettivamente denunciato Piero Ricca. Come mai?L’arroganza del potere. Un malcostume che una parte della sinistra si è portata dietro fino ad oggi. Era il 2008, per esempio quando la guardia di finanza notificò due avvisi di garanzia a Emanuele Martinelli e Antonio Ricco, rispettivamente vicesindaco e “factotum” del sindaco di Bari Michele Emiliano. La solita storia, di ieri e di oggi: appalti, favoritismi, “sistema”… Chi ne parla o ne scrive viene marchiato come antipolitico o addirittura fascista.Più recentemente – dicembre 2010 – fu il giovane e bravo Antonino Monteleone, inviato di Exit (trasmissione de La7), a far perdere la pazienza a D’Alema piazzandogli un microfono sotto il muso e ricordandogli, senza giri di parole, la mancata risoluzione del conflitto d’interessi, la mancata riforma della legge elettorale e le altre gravi “mancanze” imputabili a lui, al suo breve governo e, in parte, al suo partito. Una intervista televisiva utile per chi volesse scrivere un trattato di antropologia politica: il progressivo rabbuiarsi del volto di D’Alema è uno spettacolo per il quale varrebbe la pena pagare il biglietto… Un coraggio che, in questa Italia, si paga: avete più visto Monteleone in tv? È stato per caso invitato, almeno come moderatore, in qualche dibattito alle varie feste dell’Unità?Questa sera Massimo D’Alema sarà ospite della Festa dell’Unità di Bologna: chissà se qualche tesserato/a Pd avrà il coraggio di chiedere spiegazioni, su questa e su altre “questioni morali” che lo riguardano. L’uomo della bicamerale e del “patto della crostata” (nonché mancato presidente della Repubblica: nel 2006 era tra i papabili per il Quirinale, ma fortunatamente venne scelto Napolitano…) è avvisato: la pazienza del “suo” popolo è finita, e con essa l’epoca delle standing ovation. A prescindere dagli sviluppi del caso Penati, forse è giunta l’ora anche per D’Alema di rendere conto dei propri errori, quelli politici innanzitutto. Uno su tutti: aver accolto Francesco Cossiga e l’Udeur nella maggioranza che sostenne il suo governo (1998-2000). Una strategia, quella della rincorsa al centro, che dieci anni dopo lui e suoi sodali si ostinano a percorrere. Nonostante le numerose sconfitte, nelle primarie e nelle elezioni “vere”…Ormai è evidente: quella che alcuni chiamano già “la terza Repubblica” nascerà solo quando Berlusconi e coloro che gli hanno permesso di rovinare l’Italia usciranno di scena. Naturalmente questo vale per D’Alema “ma anche” per Veltroni… E sarà sempre troppo tardi.
FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/massimo-dalema-%E2%80%9Ctecnicamente%E2%80%9D-che-cose/157160/


La manifestazione di ieri è andata alla grande, con una partecipazione al di sopra delle attese. L’altra Italia si è resa visibile e ha affermato di meritare qualcosa di diverso. Il giorno dopo è ancora più importante. Convocarsi sul web per andare in piazza (quel che predichiamo da tempo) è il valore aggiunto di ieri (anche se il successo è dovuto in parte all’amplificazione del tam tam sui media tradizionali). Non disperdere l’energia di quella piazza è fondamentale. Ogni persona, ogni gruppo deve esprimere continuità nell’impegno sul proprio territorio: alle tantissime persone che ho incontrato lungo il corteo (grazie a tutti per l’incredibile testimonianza di stima e di affetto!) ho ripetuto questo semplice messaggio. La pur indispensabile vitalità della società civile, tuttavia, non sarà mai sufficiente a cambiare le cose se non si trasforma in opposizione politica intransigente, unita e organizzata in un progetto politico alternativo: il problema di sempre in questi ultimi quindici anni. Le ultime performance del PD, per esempio la disponibilità a “dialogare” sulle “riforme condivise” e l’assenza stessa dalla piazza di Pierluigi Bersani, non lasciano sperare nulla di buono. Occorre ancora ribadirlo? Non si volterà mai pagina, e anche il dopo Berlusconi sarà di stampo oligarchico, se non si rinnoverà il modo di fare opposizione da oggi in avanti. Ieri ho proposto in piazza un prossimo NO D’ALEMA DAY e molti si sono dichiarati entusiasti. Lo faremo, probabilmente sabato 6 febbraio. Un attacco all’augusta persona del Baffino? No. Una critica documentata e senza sconti diplomatici a quindici anni di opposizione imbelle, compromessa, inciucista che ha il suo simbolo in Massimo D’Alema, il leader politico che sognava di farsi una banca e definì Mediaset “patrimonio del Paese”. Il personaggio che, a quanto è dato capire, ancora controlla il maggior partito di “opposizione” parlamentare. Lo detesto quanto Berlusconi, perché gli ha retto il sacco. Restate in contatto per i dettagli.

FONTE: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=TUtblYid6kQ
http://video.repubblica.it/.../93035/91429
http://www.youtube.com/watch?v=UU_RfscqTs4&feature=related


Massimo D’Alema “tecnicamente” che cos’é?di Riccardo Lenzi | 13 settembre 2011Più informazioni su: Berlusconi, Bologna, cavallari, Cossiga, Festa dell'Unità, luca telese, martinelli, Massimo D'Alema, monteleone, pd, Ricca, ricco.
Nel Paese dalla memoria breve, anzi brevissima, molti avranno già dimenticato il sobrio giudizio su Il Fatto Quotidiano che, lo scorso luglio, l’attuale presidente del Copasir comunicò a Luca Telese: “Voi del Fatto siete tecnicamente fascisti”. Non so se il Fatto abbia dato mandato ai propri legali per querelare l’onorevole D’Alema. Vale comunque la pena rinfrescarsi la memoria e ricordarsi da quale pulpito è partita l’offesa.Correva l’anno 1985 quando l’allora segretario Pci e consigliere regionale della Puglia, durante una cena a casa dell’imprenditore Francesco Cavallari, ricevette 20 milioni di Lire in una busta bianca. “Ma non finì lì.” – aggiunse Cavallari in una intervista a Panorama uscita nell’agosto 2009 – “In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire”. L’imprenditore barese, poi condannato per mafia, voleva in questo modo garantirsi – disse -la non belligeranza della Cgil. Cavallari, secondo la magistratura barese, era infatti abituato ad usare metodi poco ortodossi per “discutere” con il sindacato: mandava i suoi scagnozzi a menare le mani. Un metodo che oggi molti “prenditori” italiani probabilmente userebbero volentieri contro la Fiom…Il 10 maggio 2007, presso lo sfavillante spazio Krizia di Milano, l’instancabile Piero Ricca colse l’occasione di una conferenza dell’allora ministro degli esteri D’Alema per ricordargli questo peccatuccio di gioventù. Di fronte al cittadino informato Ricca, il ministro si difese così: “Lei si sbaglia profondamente perchè non c’è stata nessuna sentenza di prescrizione. E se lei lo dice o lo scrive io la denuncio”. Pronta ed inevitabilmente irritante la risposta dello scomodo intervistatore: “Ho già vinto contro Berlusconi, vincerò anche con lei…”. A distanza di anni non mi risulta che D’Alema abbia effettivamente denunciato Piero Ricca. Come mai?L’arroganza del potere. Un malcostume che una parte della sinistra si è portata dietro fino ad oggi. Era il 2008, per esempio quando la guardia di finanza notificò due avvisi di garanzia a Emanuele Martinelli e Antonio Ricco, rispettivamente vicesindaco e “factotum” del sindaco di Bari Michele Emiliano. La solita storia, di ieri e di oggi: appalti, favoritismi, “sistema”… Chi ne parla o ne scrive viene marchiato come antipolitico o addirittura fascista.Più recentemente – dicembre 2010 – fu il giovane e bravo Antonino Monteleone, inviato di Exit (trasmissione de La7), a far perdere la pazienza a D’Alema piazzandogli un microfono sotto il muso e ricordandogli, senza giri di parole, la mancata risoluzione del conflitto d’interessi, la mancata riforma della legge elettorale e le altre gravi “mancanze” imputabili a lui, al suo breve governo e, in parte, al suo partito. Una intervista televisiva utile per chi volesse scrivere un trattato di antropologia politica: il progressivo rabbuiarsi del volto di D’Alema è uno spettacolo per il quale varrebbe la pena pagare il biglietto… Un coraggio che, in questa Italia, si paga: avete più visto Monteleone in tv? È stato per caso invitato, almeno come moderatore, in qualche dibattito alle varie feste dell’Unità?Questa sera Massimo D’Alema sarà ospite della Festa dell’Unità di Bologna: chissà se qualche tesserato/a Pd avrà il coraggio di chiedere spiegazioni, su questa e su altre “questioni morali” che lo riguardano. L’uomo della bicamerale e del “patto della crostata” (nonché mancato presidente della Repubblica: nel 2006 era tra i papabili per il Quirinale, ma fortunatamente venne scelto Napolitano…) è avvisato: la pazienza del “suo” popolo è finita, e con essa l’epoca delle standing ovation. A prescindere dagli sviluppi del caso Penati, forse è giunta l’ora anche per D’Alema di rendere conto dei propri errori, quelli politici innanzitutto. Uno su tutti: aver accolto Francesco Cossiga e l’Udeur nella maggioranza che sostenne il suo governo (1998-2000). Una strategia, quella della rincorsa al centro, che dieci anni dopo lui e suoi sodali si ostinano a percorrere. Nonostante le numerose sconfitte, nelle primarie e nelle elezioni “vere”…Ormai è evidente: quella che alcuni chiamano già “la terza Repubblica” nascerà solo quando Berlusconi e coloro che gli hanno permesso di rovinare l’Italia usciranno di scena. Naturalmente questo vale per D’Alema “ma anche” per Veltroni… E sarà sempre troppo tardi.
 FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/massimo-dalema-%E2%80%9Ctecnicamente%E2%80%9D-che-cose/157160/


La manifestazione di ieri è andata alla grande, con una partecipazione al di sopra delle attese. L’altra Italia si è resa visibile e ha affermato di meritare qualcosa di diverso. Il giorno dopo è ancora più importante. Convocarsi sul web per andare in piazza (quel che predichiamo da tempo) è il valore aggiunto di ieri (anche se il successo è dovuto in parte all’amplificazione del tam tam sui media tradizionali). Non disperdere l’energia di quella piazza è fondamentale. Ogni persona, ogni gruppo deve esprimere continuità nell’impegno sul proprio territorio: alle tantissime persone che ho incontrato lungo il corteo (grazie a tutti per l’incredibile testimonianza di stima e di affetto!) ho ripetuto questo semplice messaggio. La pur indispensabile vitalità della società civile, tuttavia, non sarà mai sufficiente a cambiare le cose se non si trasforma in opposizione politica intransigente, unita e organizzata in un progetto politico alternativo: il problema di sempre in questi ultimi quindici anni. Le ultime performance del PD, per esempio la disponibilità a “dialogare” sulle “riforme condivise” e l’assenza stessa dalla piazza di Pierluigi Bersani, non lasciano sperare nulla di buono. Occorre ancora ribadirlo? Non si volterà mai pagina, e anche il dopo Berlusconi sarà di stampo oligarchico, se non si rinnoverà il modo di fare opposizione da oggi in avanti. Ieri ho proposto in piazza un prossimo NO D’ALEMA DAY e molti si sono dichiarati entusiasti. Lo faremo, probabilmente sabato 6 febbraio. Un attacco all’augusta persona del Baffino? No. Una critica documentata e senza sconti diplomatici a quindici anni di opposizione imbelle, compromessa, inciucista che ha il suo simbolo in Massimo D’Alema, il leader politico che sognava di farsi una banca e definì Mediaset “patrimonio del Paese”. Il personaggio che, a quanto è dato capire, ancora controlla il maggior partito di “opposizione” parlamentare. Lo detesto quanto Berlusconi, perché gli ha retto il sacco. Restate in contatto per i dettagli.
FONTE: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=TUtblYid6kQ
http://video.repubblica.it/.../93035/91429
http://www.youtube.com/watch?v=UU_RfscqTs4&feature=related


Appalti Enac e voli gratis D’Alema indagato dalla Procura di RomaSecondo l'accusa il presidente del Copasir, che nel luglio scorso dichiarò di aver pagato regolarmente, avrebbe viaggiato gratis sui velivoli della Rotkopf Aviation, la società sospettata di aver pagato tangenti per vincere la gara 
Più informazioni su: corruzione, d'alema, Enac, Franco Pronzato, Paolo Ielo, Pio Piccini, pronzato, Rotkopf Aviation, tangenti, Vincenzo Morichini, viscardo panagelli.Quei cinque voli privati, offerti gratuitamente dalla Rothkopf aviation, pubblicamente ammessi la scorsa estate dallo staff di Massimo D’Alema, mentre divampava lo scandalo per le tangenti pagate dal proprietario della compagnia di volo Viscardo Paganelli, hanno finito per mettere nei guai il leader del Pd.La procura di Roma lo ha iscritto sull’elenco degli indagati per il reato di “finanziamento illecito ai partiti” e una quindicina di giorni fa i pm Ielo e Cascini lo hanno interrogato alla presenza dell’avvocato Gianluca Luongo. La notizia si è però diffusa soltanto ieri sera. Lo ammette lo stesso avvocato Luongo: “Sono ormai diversi giorni che abbiamo incontrato i magistrati e abbiamo fornito loro ogni chiarimento sulla vicenda dei voli”. In Procura si parla di atto dovuto, vediamo perché.La vicenda riporta da un lato a Franco Pronzato, ex consigliere di Enac e responsabile nazionale per il trasporto aereo del Pd, arrestato lo scorso luglio per frode e corruzione proprio nell’ambito dell’inchiesta sui voli gratuiti della Rotkopf (che in tal modo era riuscita ad accaparrarsi l’esclusiva sulla rotta Firenze-Pisa- Elba), dall’altro a Vincenzo Morichini, l’uomo al quale Paganelli avrebbe pagato le tangenti. E se Pronzato è da sempre molto vicino al segretario del Pd Pierluigi Bersani, Morichini è il fundraiser dell’Associazione Italiani Europei, consulente e lobbista, ex dirigente di Ina-Assitalia ma anche amico personale di Massimo D’Alema, tanto da condividere con lui fino a poco tempo fa la barca Ikarus.Ecco proprio Morichini avrebbe fatto da mediatore tra la compagnia aerea e l’Enac, in quel momento rappresentata proprio da Pronzato. Ma D’Alema ai magistrati ha detto di non essere a conoscenza di tali retroscena e neppure del fatto che stava volando gratuitamente, riteneva infatti che quei viaggi gli fossero offerti dall’amico Morichini. E in qualche modo ciò risponde a verità, fatto salvo che Morichini aveva messo quei viaggi nel pacchetto dell’accordo “triangolare” intercorso tra lui, Paganelli e Pronzato. Un accordo che comprendeva il versamento di 200 mila euro di “contributi”, utilizzati per varie iniziative politiche, in cambio della raccomandazione che aveva consentito alla Rothkopf di accaparrarsi l’esclusiva sulle linee aeree in Toscana. Morichini, precedentemente interrogato, aveva scagionato D’Alema, assumendo interamente su di sé queste iniziative. Ma alcuni punti andavano chiariti, l’interrogatorio di D’Alema si era reso necessario, inevitabile la sua iscrizione come indagato. “Il presidente ha dato prova della totale buonafede, non c’è stato alcun dolo da parte sua”, spiega l’avvocato Luongo.A rincarare la dose la scorsa estate era stato invece Paganelli che ha insistito nel fatto che “nessuno aveva mai viaggiato gratis sui suoi aerei come dimostra la contabilità aziendale”. Finito in carcere per qualche mese con il figlio Riccardo a causa di un “pizzino”, scovato nei suoi uffici durante una perquisizione, contenente una lista di nomi e cifre, l’imprenditore aveva deciso di vuotare il sacco rivelando chi si nascondeva dietro quegli appunti piuttosto criptici . Un contributo da 20 mila euro era andato alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini che l’aveva utilizzato per organizzare Umbria Jazz, altri 15 mila all’ europarlamentare Roberto Gualtieri, che si era poi detto esterrefatto non conoscendo la provenienza di quel contributo.Pronzato, rimasto in carcere quasi tre mesi, aveva finito per ammettere di aver ricevuto da Morichini 20 mila euro per agevolare la Rothkopf, altri 20 mila li avrebbe invece intascati lui stesso, l’unico a trattare la parte economica con i proprietari della compagnia di volo. Tangenti che Morichini si ostina a chiamare “contributi che utilizzava per finanziare iniziative politiche del Pd”, non sempre però in modo conforme alle norme sulla trasparenza del finanziamento ai partiti. Niente da dire sui 15 mila euro che i Paganelli avrebbero versato all’Associazione Italiani europei, regolarmente contabilizzate, meno chiare altre operazioni. L’ex presidente di Assitalia non ha avuto difficoltà ad ammettere che il suo ruolo era quello di raccogliere donazioni cui seguivano agevolazioni e favori, neppure ha negato di aver girato parte dei soldi della cosiddetta “tangente Enac” a Pronzato, sotto forma di regalo di Natale.Tra i punti da chiarire, prima che la vicenda di D’Alema in qualche modo si concluda, è ricostruire in che modo si legano passaggi di denaro e favori. Sia la Marini che Gualtieri si mostrarono indignati dichiarando (forse a ragione) di non sapere neppure chi fossero i Paganelli. Potrebbe essere andata in questo modo anche per quei maledetti cinque voli, valore effettivo non più di 6mila euro, che D’Alema assicura di non sapere che fossero gratuiti. Ma qualcuno ha mai chiesto a Morichini da quale parte arrivassero e in cambio di che tante donazioni?dal Fatto Quotidiano del 21 ottobre 2011
FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/appalti-enac-massimo-dalema-indagato-dalla-procura-di-roma/165198/



L' amico D' Alema e la scalata dei capitani coraggiosiDall' incontro di Palazzo Chigi all' ingresso nell' Olivetti dell' Unipol e del Monte dei Paschi di Siena
Storia del rapporto tra l' ex presidente del Consiglio e l' imprenditore che ha guidato la cordata per l' acquisto del gruppo telefonico L' amico D' Alema e la scalata dei capitani coraggiosi ROMA - L' ha definito: un amico. «Se mi sento di essere amico di D' Alema lo sono, e allora?» ha detto giovedì Roberto Colaninno ai suoi azionisti, con una punta di spavalderia. Non era stato forse proprio il presidente del Consiglio Massimo D' Alema, il 19 febbraio del 1999, a definire «coraggiosa» la scalata a Telecom Italia architettata da Colaninno? Lasciando di stucco anche qualche suo collaboratore? Con quella uscita D' Alema aveva conquistato un amico, perdendone un altro. Dopo quella dichiarazione il suo consigliere economico Marcello Messori si era improvvisamente dimesso. Era accaduto che D' Alema aveva pronunciato quella parola, «coraggiosa», proprio dopo che sul suo tavolo era arrivato uno di quei meticolosi appunti che Messori usava mandargli sulle questioni più delicate. C' era scritto che per far uscire Telecom Italia dalla situazione in cui si trovava dopo una privatizzazione pasticciata e la tormentata gestione di Gian Mario Rossignolo era necessario rafforzare il nocciolo duro di Telecom Italia, vendendo il 3,4% delle azioni ancora in mano al Tesoro a Ifil, Generali e alle banche. Suggerimento esattamente contrario a ciò a cui alludeva quel «coraggiosa». E pensare che all' inizio, quando l' ipotesi di una scalata ostile a Telecom aveva cominciato a serpeggiare, D' Alema l' aveva accolta con diffidenza. Anche perché con i soci importanti di quel nocciolo duro, a cominciare dalla Ifil, i rapporti non erano mai stati cattivi. Tutt' altro. Inoltre era stato il suo governo a promuovere il passaggio di Franco Bernabè dal timone dell' Eni a quello di Telecom Italia. Così chi conosce bene i retroscena della vicenda giura che c' era voluta tutta la pazienza dell' allora ministro dell' Industria Pierluigi Bersani per superare quella diffidenza. Colaninno aveva fatto il resto. Andare a palazzo Chigi a informare il presidente del Consiglio della sua intenzione di scalare una società appena privatizzata ma di cui il governo aveva ancora in mano una golden share era stato qualche cosa di più che un puro atto di cortesia. E D' Alema non aveva mancato di apprezzare. Tanto più che si trattava di un' operazione progettata con tutti i crismi. Compreso l' appoggio del presidente onorario di Mediobanca. Dopo quell' incontro non c' era stata nessuna benedizione alla scalata. Aveva decretato D' Alema con una formula di apparente equidistanza: «Deciderà il mercato». L' ex premier si era anche premurato di avvertire Bernabè. «Gli ho detto che a me quello che scrivevano i giornali risultava essere vero», rivelò D' Alema al «Corriere della Sera» qualche giorno dopo. Insieme a quella che era stata la reazione di Bernabè: «Mi ha detto che non stava né in cielo né in terra». Nell' occasione, il premier disse anche di avere la coscienza a posto: «Il governo non ha tramato». Senza confermare che fra i due, come sostengono i bene informati, ci fosse stata oltre a quel colloquio anche una burrascosa telefonata. Nel frattempo, dopo l' incontro ravvicinato con D' Alema, Colaninno si era fatto molti altri amici. Tutta la cosiddetta «finanza rossa» aveva cominciato a guardarlo come un amico. Cioè, compagno d' affari. L' amministratore delegato dell' Unipol, Giovanni Consorte, manager sbocciato dal Pci bolognese, legatissimo a Bersani, investì 55 miliardi per entrare nel capitale della Bell, holding lussemburghese azionista dell' Olivetti, la società di Colaninno protagonista del take over. In cambio la Hopa di Emilio Gnutti, socio di Colaninno, rilevò il 9% dell' Unipol. Ma insieme a Mediobanca, nel nocciolo duro dell' Olivetti, dopo aver messo a disposizione di Colaninno 2 mila miliardi per la scalata, entrò anche il Monte dei Paschi di Siena, istituto storicamente considerato vicino ai Ds. Rimasto fuori dai grandi incroci bancari, il Monte aveva deciso di stringere un' alleanza strategica con Colaninno e gli imprenditori della «razza padana» con cui flirtava da tempo. Non a caso alcuni di loro erano azionisti di peso della Banca Agricola Mantovana, che l' istituto senese aveva comprato, spendendo 3 mila miliardi, poco prima della scalata. E il rapporto non si è ancora arrugginito. Giusto ieri è stato annunciato che il Monte gestirà il servizio trading on line di Tim per investire in Borsa. Solo con Palazzo Chigi le relazioni di Colaninno si sono un po' allentate, da quando non ci sono più D' Alema e Claudio Velardi. Era lui che il premier aveva incaricato di seguire la partita Telecom. Sergio RizzoRizzo Sergio - Pagina 5 - (12 agosto 2000) - Corriere della Sera
FONTE: http://archiviostorico.corriere.it/2000/agosto/12/amico_Alema_scalata_dei_capitani_co_0_0008128621.shtml


D'ALEMINO il servo del NanoMafioso - 14 maggio 2012 alle ore 9.43
Finanziamento illecito ai partitiSecondo un'inchiesta di Maurizio Tortorella sul settimanale Panorama, nel 1985 Massimo D'Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite[17][18]. L'episodio sarebbe stato ammesso anche da D'Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell'onorevole D'Alema (...)" [19]. L'inchiesta sottolinea inoltre come all'epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa[20].
Sospetto di concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNLPer D'Alema è stato ipotizzato dal GIP Clementina Forleo il concorso in aggiotaggio[21] nell'ambito della scalata alla BNL organizzata dalla Unipol di Giovanni Consorte. Il giudice Forleo richiese nel 2007 al Parlamento italiano la possibilità di utilizzare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche[22] che coinvolgevano D'Alema, Consorte e Piero Fassino nel procedimento a carico degli scalatori, procedimento che peraltro non vede D'Alema tra gli indagati.Secondo il Parlamento Europeo - chiamato dal Parlamento italiano a pronunciarsi in materia, in quanto D'Alema era parlamentare europeo all'epoca dei fatti - i testi delle telefonate tra D'Alema e Consorte [22] non potranno essere utilizzati in quanto già esistono agli atti elementi di prova sufficienti a suffragare l'accusa nei confronti degli autori della scalata, peraltro già rinviati a giudizio.[23].
L'appartamento romanoNel 1995 D'Alema rimase coinvolto nella cosiddetta Affittopoli, una campagna mediatica promossa da Il Giornale secondo la quale enti pubblici davano in locazione a VIP appartamenti ad equo canone. Dopo una dura campagna mediatica D'Alema decise di lasciare l'appartamento per comprare casa a Roma, ma solo dopo essersi presentato alla trasmissione di Rai 3 condotta da Michele Santoro, dal titolo Samarcanda, in cui giustificò l'accaduto affermando che aveva avuto bisogno di una casa appartenente a enti pubblici perché versava metà del suo stipendio da parlamentare al partito (all'epoca consistente in circa 12 milioni di Lire al mese).[4] L'immobile in questione era un appartamento di 146 m,2 in zona porta Portese, per il quale pagava un equo canone pari a 1.060.000 lire [24](che rivalutati secondo l'inflazione ISTAT al 2010 corrispondono a circa 780 euro).Il 4 maggio 2010, nel corso di una puntata del 2010 del talk show Ballarò dedicata alle vicende che avevano portato alle dimissioni da ministro di Claudio Scajola, Alessandro Sallusti (condirettore de Il Giornale) tornò su questo caso definendo D'Alema «il protagonista del più grande scandalo della "casta" italiana, che era "affittopoli"», suscitando la reazione di D'Alema che, inizialmente, replicò con vigore: «L'accostamento è del tutto improprio», e in seguito ai successivi insistenti accostamenti tra le due vicende fatti di Sallusti («Lei era un privilegiato: "affittopoli" eravate una ventina di politici, quasi tutti di sinistra... Da un punto di vista etico-morale lei ha approfittato della sua posizione») ribatté: «Vada a farsi fottere: lei è un bugiardo e un mascalzone» e successivamente «Io capisco che la pagano per venire qui a fare il difensore d'ufficio del governo... capisco che deve guadagnarsi il pane, ma questo modo è vergognoso, ma io non la faccio più parlare». Secondo Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, quelle di D'Alema sono state espressioni insultanti che nessuna affermazione o provocazione potevano giustificare.[25] Per le frasi rivolte a Sallusti il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio aprì un procedimento disciplinare a carico di Massimo D'Alema, in quanto giornalista iscritto all'Albo.[26]
FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_D'Alema



MPS - LA BANCA DEI FINTI COMUNISTI e non solo...






































Ecco perché avete smesso di votare PD:
Di seguito riporto la classifica delle risposte più comuni alla domanda che vi ho posto ieri e alla quale avete risposto in circa 550!
Chi di voi votava PD e ha smesso? E perché?
1- "Ho cominciato ad informarmi." 
La maggioranza di voi si è resa conto di votare PD semplicemente perché disinformata. La verità vi ha resi liberi, informarvi vi ha permesso di decidere consapevolmente. Infatti, avete cambiato. Per questo il M5S ha fra le sue battaglie principali quella contro la DISINFORMAZIONE.
2- "Mi sono sentito TRADITO sono IPOCRITI."
Alcuni di voi hanno assistito nei circoli PD o seguendo le votazioni in Parlamento a comportamenti -cito letteralmente- "disgustosi". Con la bocca fanno un certo tipo di promesse, con le azioni fanno il contrario.
3- "Il PD non rappresenta gli ideali della sinistra."
Chi votava PD per gli ideali teoricamente appartenenti alla sinistra, come: uguaglianza, libertà, diritti dei lavoratori e dei più deboli si è reso conto che ciò che quel partito pratica è l'esatto contrario. Avete cercato altrove chi rappresenta ideali di questo tipo.
4- "Il PD è uguale al PDL, oggi Forza Italia. Il M5S è l'unica vera alternativa a Berlusconi."
Le larghe intese, il patto del Nazareno, la profonda sintonia fra Renzi e Berlusconi ha aperto gli occhi a molti, i quali comprendendo che questi partiti sono della stessa pasta, hanno capito che la vera alternativa a questa politica corrotta è il Movimento 5 Stelle.

Questi sono i quattro motivi principali, ma le storie al riguardo sono migliaia e divulgarle può contribuire a far APRIRE GLI OCCHI a molti altri elettori.
Potete continuare dunque, qui e su Twitter, a raccontare perché avete smesso di votare PD, usando l'hashtag #sulcarrodegliOnesti

Ho scelto questo hashtag per ricordare che non tutti gli italiani sono pronti a salire sul carro dei vincitori. Molti cittadini non vogliono semplicemente vincere una elezione, ma CAMBIARE veramente questa classe politica e il Paese, salendo sul carro degli ONESTI!




La coerenza del PD:
Sono capaci di dire tutto e il contrario di tutto e sempre con la stessa convinzione.

Fanno le cose poi uno opta per dare la colpa agli altri, l'altro non c'era, l'altro si è sbagliato, quell'altro è stato costretto...

Altro che elezioni, mi convinco ogni giorno di più che si facciano dei casting per entrare a far parte del Partito Democratico.

Riguardo alle "competenze" richieste avrei qualche idea...

(Grafica di Marialucia Lorefice "Cittadina a 5 Stelle")





La carriera dei condannati nel PD
Sindaco Merola condannato per danno erariale dalla corte dei conti.
Nel M5S chi ha problemi con la giustizia si fa da parte oppure viene allontanato.
Nel PD invece diventano sindaci, presidenti, assessori, ministri, in un caso anche premier.
Rivotateli, mi raccomando.

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2014/19-novembre-2014/senza-laurea-staff-merola-giunta-condannati--230566528588.shtml




300 mila tessere del PD erano fasulle, chi l’avrebbe mai detto?!
NOI!! Il M5S più di un anno fa denunciò che le primarie del PD erano pesantemente condizionate dal voto di immigrati e rom pagati da capibastone.
Per questo il M5S romano fu accusato di razzismo, ora anche gli esponenti del PD sono costretti a darci ragione. Il tempo è galantuomo.




Il #PD non smette mai di stupirci, forse è davvero #lavoltabuona che vi mandano in galera!
La Repubblica, 11/12/2014







PD vota Forza Italia

Silvio Alessi, candidato "azzurro" scelto dall'uomo di Dell'Utri, vince le primarie del centrosinistra. In campagna elettorale ha detto: "La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì". Dopo il trionfo commenta: "Io sono amico di tutti".
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/23/agrigento-alle-primarie-bipartisan-candidato-forza-italia-straccia-pd/1529720/








14/03/2016 - Onorevole Paola Bragantini #PD
INDAGATA PER TRUFFA AGGRAVATA
Ecco la breve storia della cara Onorevole Bragantini: divenuta celebre per avere espulso amministratori Valsusini dal partito a seguito della loro posizione NOTAV
Il Pd espelle tre “dissidenti no Tav”: “Partito che non ha futuro” http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/03/pd-espelle-tre-dissidenti-no-tav-partito-che-manda-via-persone-non-ha-futuro/282869/.
Nell'ultimo periodo è stata indagata per truffa aggravata nell'ambito di un'inchiesta sulle "giunte fantasma" della circoscrizione 5 di Torino" Dieci avvisi di garanzia per le giunte fantasma della Circoscrizione 5 http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/02/19/news/dieci_avvisi_di_garanzia_per_le_giunte_fantasma_della_circoscrizione_5-107662898/.
Per non farsi mancare nulla, la Bragantini ha inoltre chiesto all'allora compagno di farsi pagare una multa dalla Regione http://www.liberoquotidiano.it/news/505/11769821/Caro--mi-fai-rimborsare-la.html, persona poi coninvolta in rimborsopoli: si era fatto rimborsare perfino un tosaerba!!! http://www.nuovasocieta.it/metropoli/rimborsopoli-chiesto-rinvio-a-giudizio-di-andrea-stara-il-consigliere-che-compro-il-tosaerba/.















INDAGATI E CONDANNATI DEL PD
(solo per l'anno 2016)


(legenda: P=patteggiamento, A=arresto, I=indagato, R=rinviato a giudizio o imputato)


PIEMONTE 8
A P Bartolomeo Valentino ex assessore di Collegno (Torino): 2 anni per concussione.
P Antonio Tenace assessore della Provincia di Novara: 2 mesi e 20 giorni per violazione del segreto d’ufficio.
R Michele Cressano consigliere comunale a Vercelli: falso ideologico e abuso d’ufficio.
P Giusi La Ganga candidato alle ultime elezioni comunali del Pd: 20 mesi di reclusione e multa di 500 milioni di lire per finanziamento illecito ai partiti.
I Giuseppe Catizone sindaco di Nichelino: abuso edilizio.
R Andrea Oddone sindaco di Ovada: omicidio colposo.
I Franco De Amicis ex segretario Pd Basso Canavese: bancarotta fraudolenta.

LIGURIA 8
A Franco Pronzato ex consigliere di Claudio Burlando e Bersani: corruzione.

A Franco Bonanini presidente del Parco delle Cinque Terre e parlamentare europeo: truffa e associazione a delinquere.
A Roberto Drocchi funzionario, ex candidato di Savona: truffa continuata e falso in atti pubblici.
I Vito Vattuone consigliere regionale: associazione per delinquere, corruzione e altri reati.
I Giancarlo Cassini assessore regionale all’Agricoltura: associazione a delinquere, corruzione e altri reati.
P Massimo Casagrande ex consigliere comunale di Genova: 1 anno e 6 mesi per corruzione.
P Claudio Fedrazzoni ex consigliere comunale di Genova: 1 anno e 6 mesi per turbativa d’asta.
P Stefano Francesca ex portavoce del sindaco di Genova: 1 anno e 4 mesi per corruzione.

LOMBARDIA 2
I Filippo Penati ex presidente della Provincia di Milano: corruzione, concussione e finanziamento illecito.
A Tiziano Butturini ex sindaco di Trezzano sul Naviglio: 2 anni e 5 mesi per corruzione.

EMILIA-ROMAGNA 9
I Luigi Ralenti sindaco di Serramazzoni (Modena): corruzione e turbativa d’asta.
I Alberto Caldana ex assessore della Provincia di Modena: peculato.
P I Flavio Delbono ex sindaco di Bologna: 1 anno e 7 mesi per truffa aggravata, peculato, intralcio alla giustizia.
I Alberto Ravaioli sindaco di Rimini: abuso d’ufficio.
I Aldo Preda, ex senatore, Cinzia Ghirardelli, membro coordinamento provinciale, Cesare Marucci, ex consigliere comunale di Ravenna, Gianluca Dradi ex assessore di Ravenna: tutti per falso in bilancio.
I Nerio Marchesini attivista: trasferimento fraudolento di valori di una ‘ndrina calabrese.

TOSCANA 15
R Alberto Formigli ex capogruppo in comune a Firenze: associazione per delinquere, corruzione e altri reati.
R Salvatore Scino vicepresidente del consiglio comunale: falso ideologico.
I Andrea Vignini sindaco di Cortona (Arezzo): abuso d’ufficio.
I Graziano Cioni ex assessore di Firenze: corruzione e violenza privata.
I Gianni Biagi ex assessore all’Urbanistica di Firenze: corruzione.
I Gianluca Parrini consigliere regionale: abuso d’ufficio.
I Gian Piero Luchi ex sindaco di Barberino del Mugello: abuso d’ufficio.
I Alberto Lotti ex vicesindaco di Barberino del Mugello: corruzione e abuso d’ufficio.
I Paolo Cocchi ex assessore regionale: abuso d’ufficio.
I Daniele Giovannini ex assessore comunale di Barberino del Mugello: abuso d’ufficio.
I Giovanni Guerrisi consigliere comunale di Barberino del Mugello: falso ideologico.
I Marzio Flavio Morini sindaco di Scansano (Grosseto): corruzione.
I Fabrizio Agnorelli sindaco di Piancastagnaio (Siena): truffa aggravata e falso.
R Fabrizio Neri ex sindaco di Massa-Carrara: abuso d’ufficio.
I Antonella Chiavacci ex sindaco di Montespertoli: omissione di controllo.

UMBRIA 7
I Eros Brega presidente del consiglio regionale: peculato e concussione.
I Maria Rita Lorenzetti ex presidente della regione: abuso d’ufficio.
I Maurizio Rosi ex assessore regionale alla Sanità: abuso d’ufficio.
I Luca Barberini consigliere regionale: peculato.
I Nando Misnetti sindaco di Foligno: peculato.
I Sandra Santoni ex capo di gabinetto di Lorenzetti: peculato.
R Giacomo Porrazzini ex sindaco di Terni ed ex deputato europeo: disastro ambientale e truffa.

MARCHE 1
P Fabio Sturani ex sindaco di Ancona: 1 anno e 9 mesi e interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per concussione.

PUGLIA 7
P Domenico Gatti sindaco di Modugno (Bari): falso ideologico.
I Alberto Tedesco senatore: associazione per delinquere, corruzione, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso.
I Michele Mazzarano ex segretario organizzativo del partito: finanziamento illecito ai partiti.
R P Flavio Fasano ex sindaco di Gallipoli (Lecce) ed ex assessore provinciale ai Lavori pubblici: 2 anni per falso e rinviato a giudizio per turbativa d’asta.
A I Sandro Frisullo ex vicepresidente della regione: associazione a delinquere e turbativa d’asta.
I Antonio De Caro capogruppo al consiglio regionale ed ex assessore di Bari alla Mobilità e al traffico: tentativo d’abuso d’ufficio.
I Adolfo Schiraldi ex presidente consiglio comunale di Triggiano (Bari): concussione.

CALABRIA 4
R I Agazio Loiero ex governatore regionale: associazione per delinquere, falso e abuso d’ufficio e imputato per abuso d’ufficio.
R Nicola Adamo ex vicepresidente della giunta regionale: associazione per delinquere, falso e abuso d’ufficio e imputato per associazione per delinquere, concussione, abuso d’ufficio.
A I Pietro Ruffolo assessore comunale di Cosenza: associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio, e arrestato per detenzione abusiva d’armi.
P Giuseppe Mercurio ex capogruppo al Comune di Crotone, 4 anni per voto di scambio.

VENETO 2
P Statis Tsuroplis imprenditore iscritto al partito ed ex consigliere del sindaco di Venezia: 1 anno e 9 mesi per corruzione.
P Tullio Cambruzzi, tesserato pd e manager pubblico: corruzione, ha patteggiato 2 anni.

LAZIO 6
Piero Marrazzo ex presidente della regione dimessosi dopo una vicenda di cocaina e trans.
R Francesco Paolo Posa ex sindaco di Frascati e consigliere provinciale: truffa, falso e indebita percezione di erogazioni pubbliche.
I Guido Milana eurodeputato ed ex presidente del consiglio regionale: truffa, falso e indebita percezione di erogazioni pubbliche.
I Ruggero Ruggeri consigliere provinciale: truffa, falso e indebita percezione di erogazioni pubbliche.
R Valdo Napoli ex assessore all’Ambiente di Montefiascone: corruzione.

CAMPANIA 13
R I Antonio Bassolino ex presidente della regione: epidemia colposa e omissione d’atti d’ufficio, sotto processo per truffa aggravata ai danni dello Stato e frodi in pubbliche forniture e per peculato.
I Rosa Russo Iervolino ex sindaco di Napoli: epidemia colposa e omissione in atti d’ufficio.
I Andrea Lettieri ex sindaco di Gricignano d’Aversa (Caserta): concorso esterno in associazione mafiosa.
I R Vincenzo De Luca ex senatore e sindaco di Salerno: abuso d’ufficio, concussione, associazione per delinquere finalizzata a truffa e falso.
P Corrado Gabriele consigliere regionale ed ex assessore regionale: 4 anni e 3 mesi per pedofilia.
A R Aniello Cimitile presidente della Provincia di Benevento: falso.
I Enrico Fabozzi sindaco Villa Literno: concorso esterno in associazione mafiosa
A I Fabio Solano componente direttivo cittadino pd di Benevento: truffa.
I Giuseppe Russo cons. regionale: truffa. Carlo Nastelli ex consigliere comunale di Castellammare: tentata estorsione.
R Carlo Nastelli, Nino Longobardi, Antonio Cinque ex consiglieri comunali di Castellammare di Stabia: truffa ai danni dello Stato e concorso in falso.
R Eligio Tombolillo e la sua Giunta condannati in appello dalla Corte dei Conti al risarcimento di 830.000 euro alle casse comunali per danno erariale! Sentenza n. 402 del 2011 consultabile nella banca dati del sito www.corteconti.it

SARDEGNA 3
I Renato Soru, ex presidente regione, consigliere regionale e membro della segreteria nazionale: aggiotaggio, assolto in primo grado per abuso d’ufficio e turbativa d’asta.
P Graziano Milia presidente Provincia di Cagliari: 1 anno e 4 mesi per abuso d’ufficio.
I Roberto Deriu, presidente Provincia di Nuoro: abuso d’ufficio.

ABRUZZO 7
R Ottaviano Del Turco ex presidente della regione: associazione per delinquere, concussione, corruzione e altri reati.
R Antonio Boschetti ex assessore regionale alle Attività produttive: associazione per delinquere, concussione e altri reati.
R Bernardo Mazzocca ex assessore regionale alla Sanità. associazione per delinquere, concussione e abuso d’ufficio.
R Camillo Cesarone ex capogruppo alla regione: associazione per delinquere, concussione e corruzione.
P Luciano D’Alfonso ex sindaco di Pescara: 4 mesi per abuso d’ufficio.
I Massimo Cialente sindaco dell’Aquila: rifiuto in atti d’ufficio.
I Fabio Ranieri consigliere comunale dell’Aquila: truffa.

BASILICATA 4
I Franco Stella presidente Provincia Matera: indagato per abuso d’ufficio.
R Prospero De Franchi ex presidente del consiglio regionale: rinviato a giudizio per falso e truffa.
R Pasquale Robortella consigliere regionale e sindaco di San Martino d’Agri: rinviato a giudizio per truffa ai danni dell’Ue.
I Nicola Montesano consigliere comunale di Policoro (Matera): indagato per falso e turbativa d’asta.

SICILIA 7
A Gaspare Vitrano deputato regionale: concussione.
I Elio Galvagno consigliere regionale: falso in bilancio.
I Salvatore Termine consigliere regionale: falso in bilancio.
I Vladimiro Crisafulli senatore: falso in bilancio, rinviato a giudizio per abuso d’ufficio.
I Giuseppe Picciolo deputato regionale: calunnia.
P Vittorio Gambino funzionario: falso in atto pubblico.
P Giuseppe Palermo funzionario: falso in atto pubblico.



ULTIMI AGGIORNAMENTI ANNO 2016:
  1. 1 gennaio: nuovo avviso di garanzia per Crisafulli PD - Enna 
  2. 5 gennaio: indagato Fabozzi del PD – Caserta 
  3. 8 gennaio: indagato Ferro (PD) – Quarto 
  4. 7 gennaio: condannato Ozzimo (PD) per corruzione – Roma
  5. 11 gennaio: indagato Lucini (PD) – Como 
  6. 12 gennaio: indagato Cimiotta (PD) – Marsala 
  7. 13 gennaio: Operazione della Gdf, Ballardin (PD) ai domiciliari - Luino
  8. 14 gennaio: indagato eurodeputato Caputo (PD) - Campania 
  9. 15 gennaio: consiglieri maggioranza PD legati alla mafia – Catania 
  10. 22 gennaio: condannato ex sindaco PD per corruzione - Gallipoli 
  11. 23 gennaio: sindaco Vecchi (PD) compra casa da un mafioso – Reggio 
  12. 25 gennaio: condannato Abaterusso (PD) - Puglia 
  13. 26 gennaio: avviso di garanzia a Montino (PD) – Fiumicino 
  14. 27 gennaio: indagati tre assessori giunta Marino (PD) – Roma 
  15. 28 gennaio: avviso di garanzia a De Luca (PD) – Salerno
  16. 28 gennaio: a processo il presidente di seggio che aggiunse voti al PD – Reggio Emilia 
  17. 2 febbraio: carabinieri perquisiscono comune per presunte infiltrazioni camorra – Pozzuoli 
  18. 7 febbraio: richiesta custodia cautelare per assessore PD - Catanzaro 
  19. 8 febbraio: nipote boss 'ndrangheta eletto segretario dei Giovani Democratici – La Spezia
  20. 9 febbraio: parte il processo “firme false” lista Chiamparino
  21. 9 febbraio: sen. Esposito (PD) condannato per diffamazione - Torino 
  22. 10 febbraio: rinviato a giudizio Ignazio Marino (PD) – Roma 
  23. 11 febbraio: presunti brogli tesseramenti PD – Basilicata
  24. 13 gennaio: Brenta (Varese), arrestati sindaco Pd ed ex capo dei vigili
  25. 15 febbraio: condannato ed deputato Bollomo (PD) – Palermo
  26. 16 febbraio: scoppia il caso primarie PD truccate a Salerno 
  27. 16 febbraio: indagato assessore Pieroni (PD) – Marche 
  28. 17 febbraio: la Corte dei conti condanna Fiorenza (PD) - Palermo 
  29. 17 febbraio: condannato Gaetani (PD) per bancarotta - Salerno 
  30. 18 febbraio: il PD salva dall’arresto il senatore De Siano – Roma 
  31. 23 febbraio: On. Nicotra (PD) condannato per danno erariale - Palermo 
  32. 26 febbraio: indagato Alfano, ministro del governo Renzi 
  33. 27 febbraio: rinvio a giudizio per l’ex sindaco PD di Moteriggioni 
  34. 1 marzo: ex sindaco Rusconi (PD) condannato - Valmadrera 
  35. 2 marzo: indagato sindaco Capizzo (PD) - Monreale 
  36. 4 marzo: udienza per la Paita (PD) al processo alluvione 2014 – Genova 
  37. 4 marzo: rinvio a giudizio per Cacciarellav – Ceprano 
  38. 5 marzo: indagato sindaco e assessori – Barletta 
  39. 6 marzo: indagato il sindaco De Rosa (PD) - Capasenna 
  40. 7 marzo: indagato sindaco Broglia (PD) – Crevalcore 
  41. 11 marzo: scoppia il caso primarie PD a Napoli 
  42. 12 marzo: scoppia il caso primarie PD a Roma 
  43. 12 marzo: consigliere Caviano (PD) patteggia per “firme false” – Em.R. 
  44. 12 marzo: a giudizio sindaco Piazza (PD) – Beinasco 
  45. 13 marzo: indagati Viviani e Novelli (PD) - Follonica 
  46. 14 marzo: iscritti ai Giovani PD denunciano brogli per la scelta del segretario giovanile – Roma 
  47. 14 marzo: indagati di dx e sx per la “gettonopoli” a Siracusa
  48. 15 marzo: indagata la deputata Bragantini (PD) 
  49. 15 marzo: il PD nomina il cugino del boss come “garante della legalità” a Moncalieri (TO)
  50. 16 marzo: Ministero Istruzione condannato a risarcire 
  51. 22 docenti per discriminazione 
  52. 16 marzo: rinviati a giudizio tre sindaci – Basilicata 
  53. 16 marzo: confermata la condanna per Lorenzetti (PD) – Umbria 
  54. 16 marzo: clinica dei Vip scuote la Regione Lazio 
  55. 17 marzo: rinviato a giudizio ex sindaco PD di Ascoli 
  56. 17 marzo: Denis Verdini condannato a 2 anni per corruzione 
  57. 17 marzo: “cocaina in municipio” sindaco Censi (PD) nei guai – PR 
  58. 17 marzo: scoperte 1150 tessere false del PD su 1200 iscritti a Ercolan
  59. 20 marzo: gli inquirenti indagano sul padre del Ministro Boschi
  60. 22 marzo: indagati sindaco e vicesindaco PD di Pescara 
  61. 22 marzo: rinviato a giudizio l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino 
  62. 23 marzo: il governo non ha ancora sbloccato i fondi per le vittime di mafia 
  63. 24 marzo: De Luca (PD) conferma come consigliere personale il sindaco di Agropoli indagato
  64. 25 marzo: Ministero dei Trasporti indagato per inquinamento
  65. 25 marzo: frode e abuso: a processo sindaco e vicesindaco PD di Morciano
  66. 29 marzo: Torre del Greco: scrutatori scelti tra figli e parenti dei consiglieri comunali
  67. 30 marzo: alluvione Nuoro: indagato l'ex presidente della Provincia Deriu (PD)
  68. 30 marzo: Ignazio Marino in conferenza stampa: "Se avessi seguito il Pd ora sarei in cella"
  69. 30 marzo: Novara, il sindaco Ballarè (PD) nomina il cugino nel Cda della Fondazione
  70. 30 marzo: Banca Etruria, a rischio pignoramento i beni di Boschi
  71. 31 marzo: Beni Comunali ceduti ad una Fondazione: 10 indagati nel centrosinistra Vibonese
  72. 31 marzo: sentenza TAR Toscana, il M5s chiede la pubblicazione delle spese sostenute dall'ex sindaco di Firenze Renzi
  73. 31 marzo: Milano – Elezioni, fra gli uomini di Sala ci sono ex democristiani e un condannato
  74. 31 marzo: indagato il compagno della Ministra Guidi (che si dimette)
  75. 31 marzo: Campania: condannato a sei anni consigliere regionale Iannace, già candidato con De Luca
  76. 1 aprile: condannato anche in appello Luigi Lusi (PD), appropriazione indebita
  77. 1 aprile: Viggiano, arrestata l'ex sindaca Rosaria Vicino (PD) 
  78. 1 aprile: spese pazze all'ARS, conclusione indagini per Gianni Gennuso, Marziano e Bonomo 
  79. 1 aprile: la viceministro Teresa Bellanova (PD), denunciata in Procura.Due gli articoli di legge violati: il n. 98 del DPR 361/1957 sulle elezioni e l'articolo 51 comma 2 della legge n. 352 del 25/05/1970 che disciplina i referendum.
  80. 1 aprile: L'assessore all'Agricoltura ed ex capogruppo del Pd all'Ars, Antonello Cracolici, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti
  81. 1 aprile: Colazioni istituzionali da 800 euro «a botta». Dopo Ignazio Marino, anche Matteo Renzi rischia di «scivolare» sulle spese di rappresentanza pagate con i soldi del Comune di Firenze
  82. 4 aprile: scandalo petrolio, indagato il capo della Marina, Gabriele De Giorgi, già nella segreteria del Sottosegretario Manzione (governo Renzi)
  83. 4 aprile: Fiumicino, il consiglio comunale boccia l’Odg che chiedeva le dimissioni del sindaco PD indagato con la giunta e vari consiglieri
  84. 4 aprile: Monreale, indagato l’assessore alla Polizia Municipale, Sandro Russo (PD)
  85. 5 aprile: referendum trivelle, il presidente della Puglia Emiliano (PD) denuncia “Intimidazioni dei capetti del PD”
  86. 6 aprile: chiesti 4 anni di galera per l’europarlamentare PD, Renato Soruv – evasione fiscale
  87. 7 aprile: Guidi e le telefonate di favore per l'aeroporto di Firenze. Pastena: “Usciranno foto di Delrio con i mafiosi”
  88. 7 aprile: Ex cava di Vaglia: indagato l’ex Sindaco (PD)
  89. 7 aprile: L’ordine dei giornalisti condanna le offese alle giornaliste da parte del sindaco PD di Brindisi.
  90. 7 aprile: l’Asl di Brindisi si è costituita parte civile contro Mauro Vizzino (consigliere regionale eletto nella lista Emiliano) accusato di peculato
  91. 7 aprile: l’ex ministra Guidi intercettata: “Padoan l’ha messo li la cricca del petrolio”
  92. 7 aprile: Alluvione 2014: concesso a Paita (PD) il rito abbreviato così la Regione non sarà più responsabile civile. Accuse per omicidio e disastro colposi
  93. 8 aprile: il Tar conferma lo sgombero della sede storica del PD in via Giubbonari (100mila euro la morosità nel pagamento dell’affitto al Comune)
  94. 8 aprile: Sala, candidato sindaco del PD-centrosinistra a Milano dichiara: “L'omissione della casa in Svizzera nella dichiarazione delle imposte? Una dimenticanza” 
  95. 8 aprile: Rimborsopoli Piemonte: chiesti 2 anni e 4 mesi per Cota (Lega), 3 anni per Stara (PD) e Dell’Utri (Moderati)
  96. 11 aprile: Voto di scambio. Comincia a Marsala il processo all’ex consigliere Vito Cimiotta (PD)
  97. 11 aprile: BARATTER INDAGATO PER CORRUZIONE ELETTORALE viene sospeso da capogruppo. Il Pd in Trentino governa ufficialmente con un consigliere indagato per corruzione elettorale. 
  98. 11 aprile: ‘Ndrangheta in Emilia, M5s: “Delrio ha mentito ai pm. Ecco i documenti”
  99. 12 aprile: falso in atto pubblico, rinvio a giudizio per De Luca (PD)
  100. 12 aprile: Finale Emilia, carabinieri in Comune: indagati il sindaco e tre assessori (PD-centrosinistra)
  101. 12 aprile: Caso Gesturist, in sei a processo per abuso d’ufficio, truffa e falso: c’è anche ex sindaco Pd di Cesenatico
  102. 12 aprile: inchiesta petrolio, indagato il sottosegretario De Filippo (PD)
  103. 12 aprile: Il candidato avversario è disabile, il Pd lo insulta – Savona
  104. 12 Aprile: Mose, via al processo. Alla sbarra ex ministro Matteoli (Pdl) ed ex sindaco Orsoni (PD)
  105. 12 aprile: Palermo, martedì all'Ars mozione di censura all'assessore Cracolici (PD)
  106. 13 aprile: Brindisi. a giudizio Mauro Vizzino (giunta Emiliano)
  107. 17 aprile: Potenza, indagato il numero due di Confindustria. Coinvolto anche Paolo Quinto del PD
  108. 19 aprile: Palermo, mozione di sfiducia al consigliere regionale Cracolici (PD) 
  109. 19 aprile: Civitavecchia, Delrio riconferma commissario all'autorità portuale indagato per falso
  110. 19 aprile: Potenza, scandalo petrolio. Il sottosegretario PD alla sindaca: "Tuo figlio lo mando all'Eni come se fosse mio"
  111. 19 aprile: Roma, il deputato PD Marco di Stefano rinviato a giudizio 
  112. 19 aprile: Potenza, il consigliere regionale Robotella (PD) indagato 
  113. 19 aprile: Roma, Sin Spa porta in tribunale Carbone (PD) 
  114. 20 aprile: Firenze, sesto processo per Verdini 
  115. 20 aprile: Rimini, crack Aeradia, Tribunale Riesame conferma i sequestri al Sindaco di Rimini (PD)
  116. 20 aprile: Vibo Valentia, 23 arresti per ‘ndrangheta. Indagato presidente della provincia eletto da Pd, Ncd, FI e Fdi: ‘Favoriva le cosche’
  117. 20 aprile: Brescello, comune amministrato dal PD sciolto per mafia
  118. 21 aprile: Alcamo, la Procura ha chiesto il carcere per l’ex senatore Nino Papania (PD). 
  119. 21 aprile: Brindisi, indagato l'assessore regionale Amati del PD
  120. 21 aprile: rifiuti, 116 indagati a Firenze. "Coinvolta la cricca renziana"
  121. 21 aprile: Caltagirone, abuso d'ufficio, rinviato a giudizio sindaco PD
  122. 21 aprile: Gavorrano, la Corte dei Conti condanna l'ex sindaco Borghi (PD)
  123. 21 aprile: Palermo, Voto di scambio, l’ex senatore Pd Papania condannato a otto mesi di carcere
  124. 22 aprile: Pizzo Calabro, Operazione “Costa pulita”: si dimette consigliere comunale (centrosinistra)
  125. 22 aprile: Cagliari, False comunicazioni sociali a Tiscali, il pm chiede rinvio a giudizio per Soru (PD)
  126. 22 aprile: Rho, Minacce, affari e politica: condanne fino a 10 anni per gli uomini del clan Galati - Riconosciuto colpevole anche un l'ex consigliere comunale del Pd di Rho, Luigi Addisi
  127. 22 aprile: Battipaglia, a giudizio l’ex consigliere Orlando Pastina (centrosinistra)
  128. 22 aprile: Cerveteri, Festa dell'Unità, un rinvio a giudizio
  129. 22 aprile: pubblicato l'elenco dei 124 indagati del PD
  130. 23 aprile: Bisceglie, indagato per tentata estorsione il sindaco trasformista finito nelle fila del PD
  131. 23 aprile: Milano, in candidato del PD Sala al voto da indagato per le case “dimenticate”
  132. 23 aprile: Livorno, Aamps, indagato anche Enzo Chioini, ex portavoce del sindaco PD
  133. 23 aprile: Rimini, Ex assessore (centrosinistra) arrestato mentre intasca una bustarella
  134. 23 aprile: Cerveteri, Rinviato a giudizio un dirigente del Partito democratico
  135. 23 aprile: Napoli, Inchiesta sulla variante di Piazza della Libertà De Luca rinviato a giudizio
  136. 23 aprile: Pd, pubblicato l'elenco dei 18 indagati tra viceministri deputati e senatori
  137. 26 aprile: Caserta, Camorra, tangenti e appalti truccati per favorire Casalesi: in carcere anche l’ex sindaco PD di Santa Maria Capua Vetere
  138. 26 aprile: Camorra, indagato presidente del PD in Campania Stefano Graziano
  139. 27 aprile: favori ai clan, spunta il nome della ministra Lorenzin
  140. 28 aprile: la ministra Giannini condannata a risarcire l'Università di Perugia
  141. 28 aprile: Il carabiniere infiltrato, fermato quando scoprì i rapporti dei Casalesi anche con la sinistra
  142. 28 aprile: Torino, conflitto d'interessi all'Amiat. La cooperativa vincitrice dell'appalto è guidata dalla sorella di una consigliera PD
  143. 28 aprile: Camorra, pubblicate le telefonate tra Graziano (PD) e Zagaria 
  144. 28 aprile: Firenze, Nardella nei guai per la casa comprata con tre maxi assegni
  145. 29 aprile: Cosenza, il PD candida Adamo ...che è indagato
  146. 29 aprile: Cerveteri, Rinaldi (PD) condannato in primo grado 
  147. 29 aprile: assunzioni troppo facili a Nettuno, condannato l'ex sindaco di centrosinistra 
  148. 29 aprile: Siracusa, arrestato consigliere comunale del PD mentre trasportava 20 Kg. di droga
  149. 30 aprile: Polesine Zibello, il candidato sindaco Censi (PD) è indagato 
  150. 30 aprile: San Giorgio di Nogaro, Consorzio Ziac lo scandalo si allarga: è indagato tutto il CdA compreso l'ex sindaco Duz del PD
  151. 30 aprile: Mugello, indagato l'ex sindaco Bettarini (PD)
  152. 30 aprile: 'ndrangheta a Vibo Valentia. Indagato anche il sindaco PD di Briatico 
  153. 30 aprile: Cagliari, la Barracciu (PD) rinviata a giudizio per peculato
  154. 3 maggio: Verdini rinviato a giudizio a Firenze
  155. 3 maggio: Cosenza, il PD candida Guccione (indagato)
  156. 3 maggio: Reggio Emilia, indagine sul catasto, in cui era coinvolto il consigliere comunale Scarpino, bloccata dalla prescrizione.
  157. 3 maggio: Siracusa, il GIP convalida l'arresto di Bonafede (PD)
  158. 3 maggio: Lodi, arrestato il sindaco Uggetti (PD)
  159. 5 maggio: Lodi, il sindaco Uggetti (PD) confessa
  160. 5 maggio: Renato Soru (PD) condannato per evasione fiscale lascia il parttito ma resta eurodeputato
  161. 6 maggio: Borore (Nuoro), coinvolto nell'inchiesta Hazzard, Ghisu (PD) rinuncia alla candidatura
  162. 8 maggio: Napoli, il PD mette in lista chi dava soldi ai gazebo delle primarie
  163. 8 maggio: Genova, chiesti 2 anni e 8 mesi di carcere per la Paita (PD)
  164. 12 maggio: Messina. brogli elettorali e mafia, coinvolto anche Paolo David (eletto nel PD)
  165. 12 maggio: Siracusa, la Prefettura sospende dall'incarico il consigliere del PD arrestato per droga
  166. 12 maggio: Palermo, l'ex deputato PD Genovese condannato a pagare 12 milioni di euro per evasione fiscale
  167. 12 maggio: Taranto, il PD candida a sindaco un imputato nel processo Ambiente Svenduto
  168. 12 maggio: Macerata, lottizzazione di Corneto, rinviati a giudizio i due ex consiglieri (Centrosinistra)
  169. 12 maggio: Lanciano (Ch), la lista che appoggia il sindaco PD candida capolista Valentina Maio condannata in primo grado a 8 mesi di carcere per evasione fiscale
  170. 12 maggio: Alfano: "Il Comune di Brescello assoggettato alla cosca Grande Aracri"
  171. 13 maggio: Valdarno, Leonardo Simoni (PD) arrestato per le piante di marijuana nel giardino
  172. 14 maggio: Alcamo, condannato per diffamazione l'ex sindaco Bonventre (PD)
  173. 15 maggio: Vibo Valentia, 23 arresti per 'ndrangheta. Indagato presidente della provincia eletto nel PD
  174. 15 maggio: Marcianise, l'ex sindaco PD Filippo Fecondo indagato per associazione camorristica
  175. 15 maggio: San Giorgio Jonico, il PD candida Schiraldi, imputato
  176. 15 maggio: mafia e voto di scambio a Messina, interrogato il consigliere PD David
  177. 15 maggio: Specchia (Le), abuso d’ufficio, confermata condanna per ex sindaco Antonio Lia (centrosinistra)
  178. 15 maggio: Marcianise, camorra, indagato capobastone PD
  179. 16 maggio: Roma, nel PD di Giachetti c'è una candidata finanziata da Mafia Capitale
  180. 16 maggio: Sinatra (centrosinistra) di nuovo nei guai per la gara del Cara di Mineo
  181. 16 maggio: Modena, inchiesta sul policlinico, rinvio a giudizio per Giannotti (ex deputato Ds)
  182. 16 maggio: Potenza, nell'inchiesta petrolio indagate 60 persone e 10 società. Trei i politici, tutti del PD
  183. 16 maggio: Cosenza, il PD candida Carlo Guccione, indagato per l’inchiesta “Rimborsopoli”
  184. 17 maggio: Portici (Na), il sidaco-magistrato Nicola Marrone (centrosinistra-PD) è indagato per abuso d'ufficio 
  185. 17 maggio: segretaria comunale sequestrata, a giudizio l'ex sindaco PD di Norma (Latina)
  186. 17 maggio: Lecco, confermata la condanna per Palermo (ex consigliere PD) 
  187. 17 maggio: Gaeta, la Corte dei Conti contro l'ex sindaco PD Raimondi, procedimento per 3 milioni di euro 
  188. 17 maggio: Palermo, il consigliere Di Giacinto (centrosinistra) rinviato a giudizio
  189. 17 maggio: Cara di Mineo, nove sindaci (Pd e centrodestra) rinviati a giudizio 
  190. 18 maggio: Catania, il marito della Finocchiaro (impotato per truffa) nominato consigliere del registro tumori
  191. 18 maggio: Rho, riciclaggio di denaro, Luigi Addisi (PDO) condannato a 7 anni di carcere
  192. 18 maggio: Agrigento, ex assessore della giunta Crocetta condannato a un risarcimento di 45.000 euro
  193. 19 maggio: Reggio Emilia, l'ex consigliere PD Antonio Olivo sotto processo
  194. 19 maggio: PD candida Alberto Lovati, nipote del boss della 'ndrangheta in un comune della Lombardia 
  195. 20 maggio: Trieste, grana Coop Operaie per il sindaco Pd Vosolini che punta a rielezione
  196. 20 maggio: Bracciano: l’ex sindaco Sala (PD) condannato a pagare 200mila euro al comune
  197. 20 maggio: Reggio Emilia, nel Pd esplode la bomba Olivo : andò a cena agli Antichi Sapori con Romolo Villirillo e Antonio Gualtieri, condannati a 12 anni 
  198. 20 maggio: Trieste, Immobili svenduti, condanna confermata per tutta la giunta Illy. L'ex governatore, insieme a tutti gli altri suoi assessori regionali, dovrà risarcire 700mila euro per cessione due beni finiti sul mercato in maniera irregolare 
  199. 20 maggio: Torino, la lista Moderati per Fassino candida Miano (che patteggià una pena di 5 mesi e dieci giorni di carcere per voto di scambio)
  200. 20 maggio: l'Antitrust sanziona Eataly del renziano Farinetti. Il marchio “vino libero” commercializzato da Eataly e pubblicizzato su quotidiani e network nazionali fino all’inizio di quest’anno ha veicolato un messaggio “fuorviante” a danno dei consumatori.
  201. 21 maggio: Roma, Marino attacca il Pd: “Consiglieri che firmarono mie dimissioni? Tutti ricandidati con Giachetti”
  202. 21 maggio: Napoli, Denis Verdini mette in lista (a sostegno della candidata sindaco PD) il figlio di un boss: “E’ presentabile.
  203. 22 maggio: Isernia, Finiti i controlli sulle aziende Scarabeo: evasione milionaria e sequestri per 700mila euro. La Guardia di Finanza di Isernia ha concluso le verifiche e i controlli sulla Elcom di Venafro: cinque indagati, tra cui il consigliere regionale del Pd Massimiliano Scarabeo e suo fratello Gabriele, già arrestati il 23 giugno dell’anno scorso,
  204. 22 maggio: Caserta, indagato per corruzione il sindaco di San Felice a Cancello (centrosinistra)
  205. 22 maggio: Messina, Gestione migranti a Fondachelli, tra i 6 indagati anche il sindaco Marco Pettinato (centrosinistra)
  206. 22 maggio: Firenze, Morte di Veronica al Forte Belvedere: il sindaco Domenici (PD) non garantì la sicurezza. La Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi per omicidio colposo
  207. 22 maggio: TRIBUNALE DI ROMA: NEL PD LIBERTÀ LIMITATA. Il Tribunale civile di Roma ha sospeso la delibera con al quale Matteo Orfini aveva riorganizzato il partito romano. Il tribunale sostiene che "la delibera del commissario appare in contrasto sotto vari aspetti con gli Statuti nazionale e regionale, rischiando di limitare le facoltà riconosciute agli iscritti". In poche parole, il tribunale condanna i vertici del PD per aver violato la democrazia interna al partito. 
  208. 22 maggio: Avellino, Avellino, “Io voto De Luca al quadrato”. Manager di Acs scambiava posti e voti. All’ex senatore Pd disse: "Tranquillo, Acs è tutta schierata con te” 
  209. 23 maggio: Palermo, polemiche sulla giornata della legalita'. ‘No al teatrino Antimafia a Corleone’. Il Pd diserta le commemorazioni
  210. 24 maggio: Alcamo, Blitz della guardia di finanza. "Comitato d'affari su Alcamo". Arrestato l'ex vicesindaco (centrosinistra)
  211. 24 maggio: Cagliari, False comunicazioni sociali, a giugno Soru (PD) rischia un altro rinvio a giudizio
  212. 24 maggio: Napoli, Comunali Napoli 2016, per il candidato di Ala manifesto col morto. Ex consigliere Pdl e cognato di un boss
  213. Comunali Napoli 2016, per il candidato di Ala manifesto col morto. Ex consigliere Pdl e cognato di un boss. Un altro caso tra gli esponenti verdiniani che nel capoluogo campano sostengono la candidatura di Valeria Valente (Pd)
  214. 24 maggio: Camorra: Graziano (PD) si presenta in Procura
  215. 24 maggio: Catanzaro, Chiuse indagini su politici e cosche sul “Sistema Rende”. Cinque ex amministratori tra cui Principe del PD, indagati, voti in cambio di favori
  216. 25 maggio: Sindaco e Giunta PD di Savigliano sulla graticola per il caso delle firme false
  217. 25 maggio: Alcamo, truffa sul corso di formazione alla legalità. Arrestato l’ex vicesindaco Perricone (PD)
  218. 26 maggio: Firenze, Lungarno Firenze, sotto accusa Publiacqua: da Boschi a D’Angelis, il giglio magico nella partecipata del Comune. Dal 2009 la società è stata lo specchietto del potere renziano nel capoluogo toscano: negli anni hanno rivestito ruoli di primo piano l'attuale ministro per le Riforme e l'ex direttore de l'Unità. L'attuale presidente Vannoni è anche consulente del governo.
  219. 26 maggio: Catanzaro, fondatore del Pd in Calabria faceva assumere i membri della cosca. Le accuse a Sandro Principe, l’influente esponente politico cosentino. Secondo la Dda inseriva elementi chiave del clan nelle pubbliche amministrazioni in cambio di voti
  220. 26 maggio: Saviano a Renzi: “Si vergogni di Verdini e dei suoi alleati, scherani cosentiniani”. Vincenzo D'Anna, esponente di Ala, aveva attaccato duramente lo scrittore ("Icona farlocca, si è arricchito con un libro che ha pure copiato per metà") 
  221. 25 maggio: Messina, nuova tegola sul PD: arrestato consigliere per corruzione e voto di scambio
  222. 27 maggio: Brindisi, Un altro del Pd indagato: è Luperti, ex-assessore di Brindisi, figlio di un boss
  223. 27 maggio: Napoli, Riganato (Ala): “Camorra? Non esiste"
  224. 27 maggio: Messina, Indagato anche il sindaco di Villa San Giovanni (centrosinistra)
  225. 27 maggio: Napoli, Regione Campania: sospensione per il consigliere deluchiano Iannace
  226. 28 maggio: Spese facili in Regione Marche, chiesto il rinvio a giudizio per 61 imputati (PD, PDL, ecc.)
  227. 30 maggio: M5S: «A Triggiano, Bari, il Pd candida un rinviato a giudizio»
  228. 31 maggio: Torino, in lista con i Moderati per Fassino c'è anche Massimiliano Miano, che ha patteggiato una pena per corruzione elettorale.
  229. 31 maggio: Napoli, candidato Pd offre torta e spumante ai lavoratori in sede aziendale: scatta indagine interna
  230. 1 giugno: Salerno, richiesta di rinvio a giudizio per Alfonso Buoniauto (capo della segreteria politica di Vincenzo De Luca)
  231. 1 giugno: Caserta, INDAGATO L’EX SINDACO PD DI MARCIANISE AVREBBE RICEVUTO IL SOSTEGNO DEI CLAN NELLA SUA ELEZIONE
  232. 1 giugno: Palermo, Irfis, un bancomat da un miliardo in mano a Crocetta e ai suoi cari. Trasformata in una “pseudo-banca”, è guidata da condannati per danno all'erario.
  233. 2 giugno: Torino, Bufera sui volontari per Fassino, interrogazione al ministro dei Cinque stelle. Polemica per la paghetta assegnata solo ad alcuni degli studenti arruolati dall'università
  234. 2 giugno: Porto San Giorgio, le udienze del sindaco (PD) indagato
  235. 2 giugno: Lodi: sindaco del PD e l'avvocato rimangono agli arresti domiciliari. Rigettate istanze di liberazione, Uggetti arrestato 3 maggio
  236. 2 giugno: Lecco, Metastasi, “L'ex sindaco Rusconi (PD) favorì Palermo per motivi politici-elettorali”
  237. 2 giugno: Cesena, il Bidente esondò, ex sindaco PD a processo
  238. 3 giugno: Roma, la villa di Giachetti accatastata come "casa popolare"
  239. 4 giugno: Brescello sciolto per mafia, ex sindaco PD fa ricorso al Tar
  240. 5 giugno: Fondi per associazioni a Finale Ligure, indagato Casanova (centrosinistra - PD)
  241. 5 giugno: Amalfi l'ex sindaco Antonio De Luca (centrosinistra) condannato
  242. 5 giugno: Napoli, brogli durante la tornata elettorale
  243. 5 giugno: Napoli, denunciate intimidazioni fuori a seggi di Soccavo, Materdei e piazza Cavour
  244. 6 giugno: Brenta (VA), il comune con un solo candidato: il sindaco PD indagato e ai domiciliari
  245. 7 giugno: Como, Paratie, terremoto in municipio. Pronta la sfiducia per il sindaco PD
  246. 7 giugno: Peculato all'Asi di Potenza 10 condannati, c'è anche un consigliere regionale del centrosinistra
  247. 7 giugno: Platì, l'antimafia: "Sergi - centrosinistra - ha affinità con esponenti cosca"
  248. 7 giugno: Savigliano (CN), il sindaco si dimette (indagato per firme false)
  249. 8 giugno: Inchiesta nomine Asl, interrogato in Procura Coscioni (PD), consigliere in materia sanitaria del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, indagato per l'ipotesi di tentata concussione
  250. 8 giugno: RHO: Riciclaggio di danaro, Luigi Addisi (PD) condannato a sette anni di carcere
  251. 8 giugno: Consorzio Asi Potenza, dieci condannati per concorso in peculato per usi di fondi fra il 2007. Tre anni e sei mesi sono stati invece condannati il consigliere regionale Paolo Galante (PD)
  252. 8 giugno: Compravendita voti, perquisito Pd Napoli 
  253. 9 giugno: Campobasso, spese gruppi: condannato a 7 mesi i di reclusione Di Falco ex consigliere della Margherita 
  254. 9 giugno: Elezioni Napoli, perquisite abitazioni di 2 candidate Pd: associazione per delinquere
  255. 9 giugno: Mafie, il M5S: "Su catasto reggiano l'ombra della corruzione" -Era stato indagato anche il consigliere comunale Salvatore Scarpino del Partito democratico
  256. 10 giugno: Salerno, il sindaco cambia ma la giunta è ancora di De Luca: ci sono figlio, ex avvocato e...
  257. 10 giugno: Grosseto, Inceneritore Scarlino,14 indagati tra cui Periccioli (PD)
  258. 10 giugno: OMBRE SUL VOTO A NAPOLI, SOTTO INCHIESTA DUE CANDIDATE PD. IPOTESI CORRUZIONE ELETTORALE.
  259. 10 giugno: Catania, Condannato il marito della senatrice Finocchiaro per appalti irregolari 
  260. 11 giugno: Rimini: Crac Aeradria, rinviata a settembre la decisione sui rinvii a giudizio per gli imputati. Tra gli indagati c'è anche l'ex Sindaco (L'Ulivo-centrosinistra) Massimo Pironi, accusato di abuso d'ufficio.
  261. 12 giugno: L'AQUILA: CIALENTE (PD) INDAGATO CON RUGGIERI E IANNINI
  262. 12 giugno: Napoli, promesse di lavoro per votare Pd, gli indagati avvicinavano le madri di giovani disoccupati
  263. 12 giugno: S.Agata Militello (ME), processo “Camelot”, quinta udienza. Imputati GIUSEPPE CARMICIANO e MARCELLO DONATO LEMMA (PD)
  264. 12 giugno: Torino, assegni scoperti per pagare la campagna elettorale. Chiamato in causa Momo della lista Moderati per Fassino
  265. 13 giugno: Scandicci, inchiesta sull'assunzione lampo del sindaco PD
  266. 14 giugno: Caserta, scandalo Acms, condannati i consiglieri dell’era De Franciscis (Centrosinistra-L'Ulivo)
  267. 14 giugno: Campi Bisenzio (FI), ex sindaco Chini (Centrosinistra-L'Ulivo) rinviato a giudizio
  268. 14 giugno: Siracusa, tangenti sugli asili nido, indagato assessore PD
  269. 14 giugno: Palermo, Chiuse le indagini la procura chiede il giudizio per Tutino, il medico di Crocetta
  270. 14 giugno: Elezioni Napoli, quella foto tra l'attivista del Pd indagata per voto di scambio e il boss dei Barbudos ucciso a Ponticelli
  271. 15 giugno: Napoli, caso Ulleto parla un testimone: "Ho ricevuto dal PD pasta e biscotti in cambio del voto"
  272. 16 giugno: Villa Castelli (BR), abuso d'ufficio, turbativa d'asta e usurpazione: indagati sindaco PD, dipendenti comunali
  273. 16 giugno: Siracusa, Consigliere comunale PD arrestato per spaccio va a giudizio immediato
  274. 16 giugno: Taranto: usura, estorsioni, droga e contrabbando. Fra i 68 indagati Francesco Tagliente, cinquantenne vicesindaco uscente di Statte, candidato nella lista “Emiliano sindaco di Puglia” lo scorso anno alle elezioni regionali
  275. 16 giugno: Appalti "truccati" al Comune di Siracusa. Indagato un assessore Pd
  276. 16 giugno: Siracusa, "truccata la gara per asili nido". Indagati due politici Pd.
  277. 16 giugno: Il PD Fernando Marino ha mentito ai brindisini: ecco la condanna penale che nascondeva







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